di Paolo Morelli
Corriere della Sera, 17 giugno 2021
"Quando c'è un pericolo per l'altro non è più solo un'opinione". Alessandro Zan promotore dell'omonimo disegno di legge che punta a estendere il raggio d'azione della Legge Mancino, per punire i reati d'odio legati a omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo sarà ospite del Lovers Film Festival. "Il mio ddl? È ancora fermo in commissione giustizia (al Senato, ndr) dopo che per mesi i partiti che l'hanno sostenuto alla Camera, e anche dei parlamentari di centrodestra, ne hanno chiesto la calendarizzazione".
A parlare è Alessandro Zan, promotore dell'omonimo disegno di legge che punta a estendere il raggio d'azione della Legge Mancino, per punire i reati d'odio legati a omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo. Sarà ospite del 36° Lovers Film Festival, diretto da Vladimir Luxuria, nell'ultimo giorno della manifestazione: domenica 20 giugno alle 16.45 presso la Sala Rondolino del Cinema Massimo.
Con il politico e attivista Lgbt interverranno, oltre alla direttrice, Costantino della Gherardesca, Alessandro Battaglia (coordinatore del Torino Pride) e Malika Chalhy, la giovane recentemente cacciata di casa perché lesbica. L'incontro è a ingresso gratuito. È un'occasione per discutere del disegno di legge e delle discriminazioni di cui sono vittima le persone ancora oggi in Italia, nelle ultime settimane è accaduto proprio nel territorio torinese.
Alessandro Zan, a che punto siamo?
"Il ddl è ancora fermo in Commissione Giustizia (al Senato, ndr) dopo che per mesi i partiti che l'hanno sostenuto alla Camera, e alcuni parlamentari di centrodestra, ne hanno chiesto la calendarizzazione. Il presidente Ostellari sosteneva ci dovesse essere l'unanimità dei gruppi per avviare l'iter, ma non c'era: Fratelli d'Italia e Lega hanno sempre mostrato ostilità".
Perché secondo lei?
"Inizialmente per una ragione culturale. La destra sovranista è più vicina alle posizioni di Ungheria e Polonia. Poi si è resa conto della grande mobilitazione che c'è stata sui social in piena pandemia, le manifestazioni di piazza, l'adesione a questa battaglia da parte di personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo, del giornalismo. Tutto questo ha messo in difficoltà Meloni e Salvini che hanno proposto un testo al Senato, è il tentativo di dire: non siamo omofobi. Ma è in realtà un attacco alla legge Mancino, propone una misura blanda: introducono l'aggravante comune che di solito viene bilanciata dalle attenuanti".
Si dice che il ddl limiti la libertà di espressione...
"Questa è una fake news. Applichiamo una legge consolidata nel nostro ordinamento e collaudata da sentenze della Corte Costituzionale. Nella Legge Mancino si parla di istigazione all'odio. Dire "sono contro i matrimoni gay" è un'opinione, non la condivido ma è un'opinione. Dire su una pubblica piazza o nei social "se avessi un figlio gay lo brucerei nei forni" non è più un'opinione, ma istigazione alla violenza e all'odio. Quando c'è un pericolo per l'altro non è opinione. Per fare una legge contro l'omotransfobia ne abbiamo presa una che esiste già, ma la estendiamo ad altri gruppi sociali".
La società è più avanti della politica?
"La società civile italiana è moderna come le altre europee, non è un caso che gli ultimi sondaggi dimostrino come la maggioranza degli italiani sia a favore del ddl Zan. I diritti riconosciuti ad altri aggiungono. La destra sovranista guarda invece alla Polonia e all'Ungheria, che ha appena approvato una legge omotransfobica. Le destre italiane mi fanno paura perché inseguono quel modello. Spero che l'Europa si faccia sentire con sanzioni pesanti, non è accettabile che i cittadini ungheresi e polacchi siano oggetto di discriminazione di Stato, si armano le destre ultranazionaliste che fanno retate per picchiare gli omosessuali per strada. L'Europa deve reagire con forza".
Quanto è importante un festival come Lovers in questo momento?
"La cultura è il primo presidio contro ogni forma di discriminazione. Molti film parlano dell'omotransfobia e possono arrivare al cuore e alle menti di tante persone. Grazie alla produzione artistica e culturale si può comprendere fino in fondo cosa significhino sofferenza e discriminazione. La cultura e il cinema sono un cibo fondamentale in questo senso".











