di Franco Corleone
L’Espresso, 4 ottobre 2026
Viviamo tempi torbidi, con la rinascita di sentimenti nazionalisti e di pulsioni etniche basate sull’odio per il diverso che diventa il nemico. Addirittura in Germania constatiamo lo sdoganamento del nazismo come rivendicazione di una identità da difendere, in attesa di assistere ad azioni violente. La democrazia e le minoranze sono in pericolo. In Italia si aggirano fantasmi inquietanti e si confermano i tentativi di negare la storia e di riscrivere le tragedie come è accaduto nell’anniversario della strage fascista di Bologna da parte della premier Meloni e del Presidente del Senato La Russa. Vi è un solo antidoto a questa deriva ed è la rivendicazione della memoria e impedire la sua cancellazione.
Ricordare le stragi nazifasciste avvenute tra il 1943 e il 1945 non è un vezzo fuoriluogo, anche se per troppo tempo sono state dimenticate e nascoste negli armadi della vergogna. Rappresenta il filo rosso della resistenza nei confronti della storia insanguinata da crimini contro l’umanità e che per l’Italia sono reati imprescrittibili. Il riconoscimento del diritto delle vittime o degli eredi a un risarcimento morale ed economico è stato definitivamente riconosciuto dalla legge 79 del 29 giugno 2022, proposta dal Governo Draghi con l’istituzione di un Fondo per il ristoro dei danni riconosciuti dal giudice.
Le cause attivate sono state più di 1500 e hanno dovuto affrontare difficoltà e boicottaggi di vario genere da parte di alcune avvocature dello Stato, dalla contestazione del diritto ad agire in giudizio alla messa in discussione della realtà dei fatti accaduti, dalla messa in campo della prescrizione fino addirittura al sostegno alle ragioni della Germania, chiamata a rispondere delle azioni del Terzo Reich. Le insopportabili provocazioni sono state respinte e finalmente molte cause si sono concluse positivamente e per fortuna non sono state appellate e sono diventate definitive.
In Friuli Venezia Giulia alcune sentenze del Tribunale di Trieste, hanno affermato con chiarezza assoluta e inequivoca ricostruzione storica la verità di fatti rimasti nella memoria del popolo, in particolare quelli legati alla strage di Malga Promosio e della Valle del But del 21 e 22 luglio 1944. Assai esaustiva la motivazione nella sentenza 1027 del 5 dicembre 2025 della giudice Maria Rosaria Ciuffi a cui sono seguite le sentenze 1302 dell’11 maggio 2026 e 1329 del 12 maggio 2026 della giudice Gloria Carlesso e infine la sentenza per la causa n. 2144/2025 pronunciata dalla Giudice Teodora Godini. Va sottolineato che queste decisioni sono state scritte da tre donne che hanno raccolto con sensibilità l’invito a considerare le vittime come “carne viva, non di creditori”.
Dunque non c’è più spazio per leggende diffuse strumentalmente su responsabilità dei partigiani anche perché un volume intitolato “Karstjager” (editore Heimdal, 2009) dedicato alle azioni di controguerriglia del Battaglione Karstwehr delle SS, afferma con nettezza che la strage del 21 e 22 luglio rappresentò una dura repressione della azione sul ponte di Noiaris compiuta dieci giorni prima da due formazioni partigiane, ossovana e garibaldina comandate da Terenzio Zoffi e Aulo Magrini. Tutto bene allora? No, perché i risarcimenti sono bloccati. Si tratta solo di sciatteria burocratica? Il governo è responsabile e deve rispondere di un insulto contro le vittime delle stragi nazifasciste.









