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di Alessandro Fioroni

Il Dubbio, 19 dicembre 2024

130 le nazioni per la moratoria universale, 32 i contrari. “Il voto di oggi segna un ulteriore passo verso l’abolizione mondiale della pena di morte e certifica che la pena capitale è ormai una pratica fuori dalla storia, un ferro vecchio dell’umanità di cui occorre liberarsi. Segna altresì l’affermazione del principio che l’abolizione della pena di morte attiene ai diritti umani”. Così Sergio d’Elia dell’associazione Nessuno tocchi Caino ha commentato lo storico voto che si è tenuto all’Assemblea della Nazioni Unite riguardante una moratoria universale contro la pena capitale. L’assise di New York ha così ribadito che le esecuzioni nel mondo non sono più considerate una maniera per far rispettare la giustizia e rafforzare il vivere civile. La Votazione in realtà ha costituito l’approvazione di una decima risoluzione riguardante il tema, segno che la strada è stata molto lunga e ancora oggi sono diversi i paesi che disconoscono le decisioni Onu. In ogni caso in molti considerano quello che è successo una svolta favorevole verso una totale abolizione.

A favore infatti si sono espresse centotrenta nazioni mentre i contrari sono stati trentadue, ventidue gli astenuti. Il progresso notevole sta nel fatto che nel 2007 un’analoga risoluzione raccolse l’appoggio di soli centoquattro paesi mentre si opposero in cinquantaquattro. Ma l’avanzamento è comunque stato costante come dimostra il voto del 2022 quando invece l’esito fu di centoventicinque consensi a favore e trentasette contrari. Questa Volta la risoluzione è stata messa ai voti su iniziativa dell’Argentina sia pure ora governata dal non molto pacifico presidente Milei, ma anche sotto la spinta italiana a nome di una task force interregionale di Stati membri eco- sponsorizzata da 70 Stati.

Il nuovo andamento è stato determinato dal cambiamento di atteggiamento da parte di alcuni paesi come le isole di Antigua, Barbuda Sao Tomé, Principe, le Seychelles, Vanuatu e Bahamas e di nazioni africane come Gabon, la Somalia, Kenya, Marocco e Zambia i quali invece si erano precedentemente astenuti. particolarmente importante il voto pesante in termini di rappresentanza da parte di Bangladesh e della Repubblica Democratica del Congo.

Ma c’è anche chi ha invece cambiato opinione in maniera negativa come la Guinea e l’Uganda che sono passate dal voto favorevole nel 2022 all’astensione, oppure la Mauritania e Papua Nuova Guinea ora contrarie alla moratoria. La Repubblica Centrafricana e le Isole Marshall, che erano state a favore nel 2022, non erano presenti al voto. Le Reazioni alla decisione dell’Assemblea Onu si stanno moltiplicando e sono soprattutto le organizzazioni internazionali che si battono per i diritti umani ad esprimere soddisfazione.

Secondo Amensty International: “Questo voto segna un importante punto di svolta per i paesi di tutto il mondo e dimostra che gli Stati membri delle Nazioni Unite si stanno avvicinando costantemente al rifiuto della pena di morte come punizione legittima ai sensi del diritto internazionale dei diritti umani. Il sostegno degli Stati alla pena di morte appare molto diverso da quando sono stati adottati per la prima volta i trattati internazionali che ne consentivano il mantenimento. Il sostegno senza precedenti a questa risoluzione dimostra che il cammino globale verso l’abolizione è inarrestabile”.