di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 21 agosto 2019
I lunghi giorni della Open Arms sono conclusi. È il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, a stabilire in fine le sorti degli 83 migranti ancora a bordo della nave Ong battente bandiera spagnola, che da giorni stazionava a pochi metri dal porto di Lampedusa. La Procura ha disposto nel tardo pomeriggio di ieri il sequestro della nave e lo sbarco immediato degli occupanti per motivi sanitari a seguito della lunga ispezione che aveva eseguito personalmente Patronaggio accompagnato da personale medico e polizia giudiziaria intorno alle 14.30 di ieri.
Il sequestro è stato disposto nell'ambito di un'indagine che ipotizza i reati di abuso di ufficio e omissione di atti di ufficio, al momento a carico di ignoti. Ne dà notizia sul suo profilo Facebook il ministro Salvini che dopo la concitata agenda politica di ieri non abbandona la linea dura: "Qualcuno nel nome del governo dell'inciucio vuole riaprire i porti ma finché campo io difenderò la sovranità del mio paese e quindi sono corso dal Senato al Viminale". Il Procuratore Patronaggio è una vecchia conoscenza del ministro degli Interni a partire dall'indagine per sequestro di persona che aveva coinvolto Matteo Salvini in seguito al caso della nave Diciotti. Continua quindi il braccio di ferro tra il Viminale e la Magistratura, mentre Salvini afferma sicuro che "se qualcuno pensa di spaventami con l'ennesima denuncia e richiesta di processo, si sbaglia".
L'epilogo della lunga vicenda della Open Arms arriva dopo una giornata di crescente tensione, appelli umanitari e immagini drammatiche. In molti infatti avevano abbandonato l'imbarcazione lanciandosi dal ponte dell nave nel tentativo di raggiungere la riva a nuoto. La Guardia costiera aveva recuperato a più riprese i naufraghi per poi trasferirli sul molo di Lampedusa e condurre accertamenti medici. Una volta in mare infatti, per i migranti è scattato l'obbligo si soccorso e assistenza da parte delle autorità italiane, secondo la convezione di Amburgo del 1979 che impone di sbarcare le persone salvate in mare nel porto sicuro più vicino.
Si rivela inutile intanto l'iniziativa del governo spagnolo, che ieri aveva deciso di inviare un'imbarcazione militare per soccorrere e scortare la Open Arms fino al porto di Palma, a Maiorca. Ci sarebbero voluti circa tre giorni perché la nave Audaz della marina spagnola, salpata nel pomeriggio di ieri dalla base militare di Rota, vicino Cadice, raggiungesse l'isola italiana, ma la notizia era stata accolta da subito positivamente dal governo italiano. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dopo giorni di contrattazione in merito alle modalità di trasferimento dei migranti, aveva definito l'apertura del governo spagnolo "una buona notizia", e auspiuca che questi "si impegni a fermare per il futuro la Open Arms, con i mezzi e i modi che ritiene più opportuni". Il rischio di stragi in mare non lascia comunque le acque del Mediterraneo, dove c'è un'altra imbarcazione che opera per conto diMfs, la Ocean Viking, ferma da alcuni giorni al largo di Malta con a bordo oltre 300 persone in attesa di un porto sicuro.










