di Michele Damiani
Italia Oggi, 1 novembre 2022
Mentre la proroga era stata già suggerita in passato da diverse associazioni di categoria. Consenso (quasi unanime) per la proroga della riforma Cartabia e dissenso totale per le misure sull’ergastolo ostativo. Queste, in estrema sintesi, le reazioni degli operatori della giustizia italiana alle misure approvate ieri nel primo Consiglio dei ministri del nuovo governo Meloni.
Per quanto riguarda l’ergastolo ostativo, il giudizio dell’Organismo congressuale forense, che si è espresso nel weekend, è netto: “la norma contrasta con il percorso intrapreso dalla Corte costituzionale e con la funzione rieducativa della pena. La modifica legislativa è incompatibile con una idea di giustizia liberale, viceversa appare espressione di uno stato ispirato a logiche securitarie che in passato hanno fornito un rimedio ben peggiore del male, lesive dei diritti dell’uomo ed in totale contrasto con i principi dettati dalla Corte di Strasburgo”. Sul rinvio della riforma, invece, ci sono perplessità perché “ove vi fossero state delle oggettive e insuperabili carenze nel recepirla immediatamente, esse avrebbero dovuto riguardare solo una parte della novella che invece, nella parte residua, ben avrebbe potuto essere applicata. Sarebbe auspicabile, invece, da subito, riprendere i lavori sulla riforma dell’ordinamento penitenziario”.
Dall’Unione camere penali arriva un zgiudizio drasticamente negativo per entrambi i profili”. Quanto alla riforma, “non vi è alcuna ragione che giustifichi il differimento dell’entrata in vigore delle parti relative al sistema sanzionatorio e di esecuzione della pena, che non manifestano il benché minimo problema di natura organizzativa posto a fondamento delle ragioni d’urgenza del decreto”. Sull’ergastolo l’Ucpi “rileva, con allarme che, per come esso appare concepito, si dà luogo ad un inammissibile atto di ribellione del governo e del Parlamento alle indicazioni del giudice delle leggi. Il provvedimento, da quanto si è potuto apprendere, introduce regole addirittura peggiorative del quadro normativo censurato dalla Corte costituzionale oltre che dalla Corte europa dei diritti dell’uomo”.
Se, come detto, le misure sull’ergastolo ostativo hanno trovato la contrarietà quasi unanime, sulla proroga della riforma sono arrivate voci anche contrastanti, come abbiamo visto. Aiga, l’Associazione italiana giovani avvocati, ha pochi dubbi in merito: “anche se gli obiettivi della riforma Cartabia sono da salutare con favore, è necessario lavorare da un lato per dare concretezza alle sostanziali finalità perseguite dalla norma e dall’altro per apportare quei necessari interventi correttivi per superare le sue evidenti storture”. Viene evidenziata la necessità di “prevedere un regime transitorio, anche in ragione delle attese norme di attuazione, che consenta di evitare che, in tale lasso temporale, possano aversi disomogenee prassi territoriali che vadano a vanificare le virtuose finalità di ammodernamento ed efficientemente apportate dalla riforma”. Della stessa opinione Movimento forense in una nota diffusa sabato si legge infatti quanto sia “urgente disporre il rinvio dell’entrata in vigore della riforma del processo penale: è assolutamente necessario, infatti, impedire che la carenza di una organica e razionale disciplina transitoria, relativa ai procedimenti in corso, realizzi irreparabili violazioni ai danni del diritto di difesa dell’imputato e delle garanzie del giusto processo”.










