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di Giuliano Santoro

Il Manifesto, 14 novembre 2025

Il riflesso automatico dell’“emergenza”: in passato l’invocazione tattica dell’ordine pubblico ha spianato la strada alla destra. La ciclica “emergenza sicurezza” aleggia di nuovo nel dibattito politico italiano. La agita, come è noto, la destra, che con il passepartout della retorica securitaria ha fatto passare il ddl poi divenuto decreto chiamato, appunto, “sicurezza”. Dopo il quale, a colpi di annunci roboanti, Fratelli d’Italia e Lega si stanno sfidando a chi la spara più grossa, promettendo sfratti brevi, caccia ai maranza, cittadinanze ritirate e via reprimendo. Tuttavia, rischia di succedere che anche nel campo avverso l’emergenza riprenda a strisciare.

Si tratta di un riflesso pavloviano. Negli anni del ventennio berlusconiano capitò a più riprese che gli esponenti e ministri del centrosinistra scegliessero di sposare questi temi per “sottrarli alla destra”: era il periodo del dibattito sulla “insicurezza percepita”, visto che i numeri dicevano che i reati andavano calando da anni. Fu Walter Veltroni, ad esempio, che da segretario dell’appena nato Partito democratico, era il tempo della “vocazione maggioritaria” e sulla scia di un terribile fatto di cronaca (il femminicidio di Giovanna Reggiani) disse che la sicurezza non era “né di destra né di sinistra”, anticipando di qualche anno la formuletta post-ideologica di Grillo&Casaleggio. E dopo fu Marco Minniti, da ministro dell’interno del governo Gentiloni, a varare i Daspo, le espulsioni amministrative dai centri urbani che oggi vengono cavalcate da Piantedosi e Meloni.

Adesso, complici alcuni dati forniti dal Viminale, le opposizioni tornano alla carica. Lo fa ormai da un po’ Giuseppe Conte, che qualche giorno fa ha denunciato l’allarme sbarchi di migranti sulle nostre coste. Ieri il leader pentastellato ha alzato ancora un po’ l’asticella, dichiarando l’esistenza di una “emergenza sicurezza”: “Stanno aumentando furti, scippi, rapine - dice Conte - Il governo che non si sta rendendo conto che tra le tante emergenze c’è anche quella sulla sicurezza”.

Il Pd oggi chiama a raccolta i suoi sindaci a Bologna. Si parlerà anche di questo. Il responsabile sicurezza Matteo Mauri punta il dito contro il governo che “continua a moltiplicare i reati e ad aumentare le pene, anche se la realtà ci dice che i cittadini non sono più sicuri”. Per Mauri, “bisognerebbe investire su prevenzione, coesione sociale e sostegno alle forze dell’ordine” ma l’esecutivo “continua a cercare capri espiatori e a scaricare le responsabilità sugli enti locali, un atteggiamento inaccettabile anche dal punto di vista istituzionale”.

Vito Leccese, sindaco di Bari, indica una strada che non passa per la repressione: “Occorre ridare luce a strade e piazze, sostenere il commercio di vicinato, creare occasioni di socialità funziona molto più di certe scorciatoie narrative”. La destra sta pensando di dare la pistola taser, che in questi anni di sperimentazione ha fatto diverse vittime, anche alla polizia municipale: “Mancano organici adeguati, non abbiamo accesso ai piani informativi delle altre forze dell’ordine, gli operatori lavorano con un ordinamento fermo a 40 anni fa e senza una formazione completa. Come possiamo pensare una cosa del genere? Prima servono regole, risorse e strumenti”.

Poi c’è la sindaca di Genova Silvia Salis, che raccoglie attorno a sé i riformisti e che ieri è intervenuta sul tema all’assemblea annuale di Anci a Bologna per scongiurare che tutte le responsabilità vengano accollate agli enti di prossimità. “I dati del Viminale dicono che la microcriminalità da strada è cresciuta del 3,4% nel 2023 rispetto al 2019, quindi pre-pandemia, e dell’1,7% nel 2024 ed è quella che fa sentire insicure le persone - ha spiegato Salis - Da questo governo ci aspettavamo di più: il 70-80% delle grandi città che vogliono essere fatte passare come insicure sono amministrate dal centrosinistra ma sono insicure perché hanno i problemi di tutte le città grandi. Non è che se domani arriva il centrodestra il problema di sicurezza a Milano, Napoli, Firenze, Bologna, Torino, Bari, Genova si risolve”.

Dal rischio emergenzialista non è completamente immune neppure Avs. Il deputato napoletano Francesco Emilio Borrelli, esponente di Europa Verde, utilizza abitualmente i social per puntare il dito su piccoli fenomeni di degrado. Ricorda un po’ lo YouTuber Cicalone, che si aggira, a volte in compagnia di lottatori palestrati, per le periferie e le linee romane della metropolitana di in una specie di safari alla ricerca di borseggiatori e attentatori del decoro. L’altro giorno è stato aggredito. E ha riscosso la solidarietà di tutto l’arco parlamentare.