di Valeria Pacelli
Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2022
Non ci sono solo i magistrati italiani, direttamente interessati dalla riforma Cartabia. Preoccupazione per il testo che ora approderà al Senato è stata espressa anche dai colleghi europei. Quelli riuniti nell’assemblea europea dei magistrati (Eaj) che appena due giorni fa durante un meeting hanno stilato un comunicato dai toni forti, letto ieri in Assemblea dell’Anm (l’associazione nazionale magistrati) dal segretario generale Salvatore Casciaro. A riprova che anche a livello europeo ci sono timori per l’impatto che questa riforma potrà avere sul mondo delle toghe.
“L’Eaj - è il comunicato dell’assemblea europea dei magistrati letto ieri in Anm - avverte coloro che promuovono i provvedimenti che le previste modifiche alla legge sull’Ordinamento Giudiziario che introduce, tra l’altro, un nuovo sistema di valutazione dei giudici e un fascicolo personale di performance per ogni giudice possono essere in contrasto con le norme europee e possono indebolire l’indipendenza del singolo giudice”.
Il riferimento è alla proposta di Enrico Costa - parlamentare di Azione protagonista indiscusso di questa riforma - recepita da Marta Cartabia che prevede un fascicolo di valutazione dei pm con i risultati da loro conseguiti di tipo quantitativo e qualitativo. Per molte toghe è una schedatura: tot sentenze di condanna ribaltate in appello, ad esempio, peseranno sul giudizio del magistrato, con tanti saluti alla carriera. E anche ieri in Anm Casciaro (di Mi) proprio su questo punto ha parlato di una “riforma permeata da logiche aziendalistiche, che mira all’efficienza e pensa ai tribunali come a catene di montaggio, che forniscono, possibilmente in tempi rapidi, un prodotto, poco importa se sia o meno di qualità”.
Oltre il fascicolo sui pm ci sono altri aspetti della riforma parecchio criticati in questi mesi dalla magistratura: come il sistema di elezioni del Csm o anche la possibilità nel caso del penale di un solo passaggio di funzione tra requirente e giudicante che deve avvenire entro i dieci anni dall’aggiudicazione della prima sede.
L’allarme dunque è anche dei giudici europei che nel comunicato di due giorni fa hanno sottolineato: “Va evitata qualsiasi situazione che vedrebbe i giudici sottoposti a pressioni indebite o soggetti a influenze politiche. Allo stesso modo è importante che la posizione indipendente e l’efficienza ben consolidate della pubblica accusa non siano messe in pericolo”.
A quanto scrivono, l’Eaj continuerà a seguire gli sviluppi della riforma Cartabia: “Analizzerà con attenzione gli emendamenti proposti e supporterà i colleghi italiani nel difendersi da ogni possibile degrado”. Chissà se la politica ignorerà gli allarmi delle toghe europee. Come ha già fatto nei lunghi mesi di proteste e critiche da parte dei magistrati, stavolta italiani.










