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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 15 maggio 2024

Il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, e la Garante di Roma Capitale, Valentina Calderone, hanno inviato una lettera alle direzioni degli istituti penitenziari del Lazio per sollecitare l’attuazione della sentenza n. 10/ 2024 della Corte costituzionale che ha sancito il diritto dei detenuti ad avere colloqui intimi con i propri partner. La sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui non prevede che la persona detenuta possa essere ammessa a svolgere i colloqui con il coniuge, la parte dell’unione civile o la persona con lei stabilmente convivente, senza il controllo a vista del personale di polizia, quando, tenuto conto del suo comportamento in carcere, non ostino ragioni di sicurezza o esigenze di mantenimento dell’ordine e della disciplina, né, riguardo all’imputato, ragioni giudiziarie.

I Garanti sottolineano che la Corte ha indicato una serie di criteri per l’organizzazione di questi colloqui, tra cui la durata adeguata, la possibilità di consumare pasti e la riservatezza del luogo. Hanno sottolineato che la Corte, in questa pronuncia, ha scelto di emettere una sentenza additiva con efficacia “erga omnes”, ovvero che tutti i soggetti sono tenuti a rispettare questa tipologia di sentenze. “Pertanto”, continuano i Garanti, “la Corte enuncia una serie di regole e criteri che possono essere utilizzati, almeno in una fase iniziale, dall’amministrazione penitenziaria per orientarsi nella concreta attuazione del contenuto della sentenza, che è già operante dal momento della sua pubblicazione”. Ad esempio, la Consulta specifica che la durata dei colloqui intimi deve essere adeguata all’obiettivo di permettere al detenuto e al suo partner di esprimere pienamente la loro affettività.

Di conseguenza, queste visite devono poter avvenire con una frequenza tale da non ostacolare il raggiungimento dello scopo principale: preservare la stabilità della relazione affettiva. Inoltre, la Consulta ha ipotizzato la creazione di unità abitative appositamente attrezzate all’interno degli istituti. I Garanti evidenziano che, in attesa di un intervento normativo organico, è già possibile dedicare spazi ai colloqui intimi all’Interno delle carceri, “laddove le condizioni materiali della singola struttura lo consentano”. Nella missiva si chiede alle direzioni delle carceri di comunicare quali iniziative siano state intraprese per dare attuazione alla sentenza e se siano stati individuati degli spazi idonei. I Garanti sottolineano l’importanza dei colloqui intimi per il mantenimento dei legami affettivi dei detenuti e per il loro reinserimento sociale.

“Questi colloqui, - spiegano Anastasìa e Calderone nella missiva - rappresentano uno strumento fondamentale per il trattamento e la rieducazione dei detenuti, contribuendo a mantenere i legami familiari e a contrastare l’isolamento sociale”. Per questo motivo invitano le direzioni delle carceri ad attivarsi per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale e a garantire il diritto dei detenuti ad avere colloqui intimi con i propri partner.