di Francesco Petrelli*
Il Dubbio, 19 agosto 2025
Mentre le condizioni dei detenuti nelle nostre carceri, come era purtroppo agevole prevedere, continuano ineluttabilmente a peggiorare con un ininterrotto aumento tanto del fenomeno del sovraffollamento giunto a quota 62.728 ( si tratta di 6 detenuti in più ogni giorno secondo l’attendibile calcolo operato da Mauro Palma), con un tasso medio del 134,3 %, quanto del numero dei suicidi ( 54), credo sia necessario svelare la profonda contraddizione che caratterizza la risposta del Governo di fronte a questo scempio disumano.
Abbiamo infatti più volte sentito dire che ogni misura volta a ridurre il sovraffollamento costituirebbe una “resa dello Stato”, e che tutti i provvedimenti assunti dai governi precedenti si sono rivelati inutili, non essendo state poste in essere le misure strutturali necessarie al miglioramento del nostro sistema carcerario. Abbiamo, tuttavia, sentito più volte ripetere che, invece, diversamente da coloro che l’hanno preceduto, questo Governo ha finalmente posto in essere quelle misure efficaci che in breve tempo ci doteranno definitivamente di carceri moderne e civili. Di strutture nelle quali i tossicodipendenti saranno finalmente curati e di ampi spazi per attività lavorative e trattamentali. Ma se questo fosse vero, quale occasione migliore per un provvedimento emergenziale “salvacarceri” che, in attesa che tutte quelle misure messe in atto entrino a pieno regime, consenta una decompressione utile per dare un poco di respiro alle amministrazioni ridotte allo stremo, alla polizia penitenziaria in debito di ossigeno, ad una popolazione carceraria ridotta in condizioni degradanti e disumane. Se le cose stessero davvero così, per lo Stato e per il Governo, non di una prova di pusillanimità e di fragilità si tratterebbe, ma al contrario di un segno inequivocabile di forza e di lungimiranza. Si tratterebbe allora di un provvedimento “salva carceri” proprio perché inserito all’interno di un più ampio intervento. Un provvedimento “salvacarceri” dovrebbe costituire infatti proprio il naturale accompagnamento di un simile pacchetto riformatore.
È proprio quel dichiarato impegno politico e l’importanza delle nuove assunzioni e degli stanziamenti a pretendere che l’emergenza venga affrontata anche per quello che è: una drammatica emergenza civile, umanitaria e costituzionale che il nostro Paese non aveva mai attraversato. Questo è quanto si può trarre da una razionale valutazione dello stato delle cose. Salvo che quella formula della “resa dello Stato” non sia altro che uno schermo dietro il quale si nasconde una pura e semplice volontà di attuare e perpetrare una idea di pena intesa non come possibile rieducazione ma come pura sofferenza che, come tale, più prostra il reo e più risulterà efficace nello schiacciare ogni identità ed ogni volontà dell’individuo autore del reato e per intimidire il cittadino comune.
Perché francamente questa è l’unica alternativa possibile. Svelare quel paradosso, utilizzando i suoi stessi argomenti di propaganda significa porre il Governo di fronte alla piena responsabilità di una crisi che non consente più artifici retorici, e di fronte alla inequivoca necessità di attuare una politica della Costituzione “qui ed ora”, non più proiettata nelle promesse magnifiche sorti di un “carcere più umano”.
Significa ricordare che chi governa ha l’obbligo di tutelare la dignità e la vita dei privati della libertà, sempre e comunque, “qui ed ora”, e di rispondere ai molteplici allarmi che da ogni parte si sollevano ad invocare un intervento reso sempre più urgente di fronte alla rendicontazione di dati inoppugnabili, al numero intollerabile dei morti e dei suicidi, ed allo scempio di legalità constatato e denunciato quotidianamente, con impegno civile anche nel mese di agosto, dagli avvocati delle camere penali all’interno dei reparti, dei bracci e delle celle, nelle quali l’abbandono delle istituzioni asfissia ogni possibile speranza di vita.
*Presidente Ucpi











