di Luigi Iuorio*
altalex.com, 1 agosto 2018
Riforma dell'ordinamento penitenziario. Il termine di scadenza per esercitare la delega da parte dall'attuale Governo resta il 3 agosto 2018 e sul tema non vi è nessuna certezza. Manca quindi una settimana per salvare una riforma giusta. Il lavoro svolto nel 2017 dal Governo Gentiloni su delega in materia penitenziaria conferita con la legge 103/2017 del Parlamento risulta la modifica più strutturale dalla legge sull'ordinamento penitenziario dal 1975. La riforma intende porre le premesse per introdurre nel nostro ordinamento forme di giustizia riparativa, aggiornare il non più sostenibile sistema delle misure di sicurezza per rendere la vita penitenziaria più dignitosa e più idonea all'osservazione della loro evoluzione comportamentale promuovendo inoltre il lavoro intra ed extra murario.
È evidente che il diniego alla riforma sia frutto di meri calcoli elettoralistici ma soprattutto di un approccio ideologico carcero-centrico nei confronti dei detenuti che ricorda posizioni settecentesche. E in questo scenario la Lega, quale forza di Governo securitaria, continua ad avere la meglio, continuando ad affermare che la riforma in oggetto è semplicemente un ennesimo provvedimento "svuota carceri". Cosa però non vera, anzi. La riforma in discussione abroga l'unica normativa "svuota carceri" presente nel nostro ordinamento (la legge n. 199 del 2010, che prevede l'espiazione presso il domicilio delle pene sino a 18 mesi) votata dall'allora Governo Berlusconi-Lega Nord. Non si può continuare a sventolare questo volgare neologismo chiamato "svuota-carceri" senza tener conto di quello che il dettato Costituzionale chiama "funzione rieducativa" (art 27, comma 3).
Il nostro Paese ha bisogno di una nuova riforma del diritto penitenziario atta al recupero sociale del condannato, per migliorarne la qualità della vita, preparandolo al reinserimento nella società. Perché un detenuto lasciato all'incuria della detenzione, tornerà a essere un pessimo cittadino del futuro.
La riforma è fondamentale anche in chiave emergenza carceraria. La situazione nelle carceri italiane sta peggiorando in quanto il tasso di crescita della popolazione detenuta non accenna a diminuire: se al 31 gennaio 2012, alla vigilia della condanna dell'Italia in sede europea i detenuti erano secondo i dati ufficiali del Dap - 65.701, al 31 gennaio di quest'anno il loro numero era pari a 58.087 e, al 31 maggio, toccava i 58.569. Così se entro la fine dell'anno il trend non dovesse invertirsi, sfioreranno le 59.000 presenze. Non c'è molto tempo per scongiurare il peggio. Ci troveremmo nuovamente in una situazione di emergenza. Una nuova "Torreggiani". Come si possa sostenere che un simile disegno legislativo miri sostanzialmente solo a risultati di deflazione carceraria non è facile comprendere.
Inoltre, se con la linea dura della cosiddetta certezza della pena si intende mantenere immutabile la pena qualunque sia l'atteggiamento del condannato durante la sua esecuzione, allora va detto che questo ragionamento si scontra anche con la Corte europea dei diritti dell'uomo (principi comunitari) che, tra l'altro, ha statuito l'obbligo, a carico degli Stati contraenti, di consentire sempre che il condannato alla pena perpetua possa espiare la propria colpa reinserendosi nella società dopo aver scontato una parte della propria pena. La delega scadrà come già sopraccitato il 3 agosto e ormai, per essere realisti, le possibilità di approvazione della riforma sono remotissime. Una cosa si potrebbe fare: tentare di salvare tanto lavoro svolto in questi mesi.
È auspicabile, infatti, che molte delle proposte che hanno trovato provvisoria codificazione nello schema di decreto attuativo possano essere riproposte in futuro con la promulgazione di una nuova legge delega che contenga una visione dell'attuale esecutivo. Proposte di modifica come: le disposizioni in materia di vita detentiva, di semplificazione delle procedure, di trattamento penitenziario dei soggetti psichiatrici possono essere varate in tempi brevissimi e alcune disposizioni in materia di misure alternative (ad esempio, in tema di risarcimento alle vittime e quelle che assegnano più pregnante ruolo esterno alla Polizia penitenziaria) potrebbero essere valutate con favore anche dall'attuale maggioranza politica.
Anche la proposta sulla riforma del lavoro penitenziario può essere realizzata in tempi ragionevolmente rapidi. Più problematica appare la sintesi sulla scottante materia dei benefici penitenziari e sull'area di applicazione della sospensione dell'ordine di carcerazione. I prossimi mesi saranno fondamentali per ridare dignità alla popolazione penitenziaria. Restiamo in attesa.
*Avvocato









