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di Giulia Prosperetti

La Nazione, 14 settembre 2026

Invisibili fino alla legge del 2018, in troppi erano costretti a lasciare gli studi. Ma la strada è ancora in salita: erogato solo il 3,7% dei 61,9 milioni stanziati. Relegati ai margini della cronaca, invisibili anche agli occhi della legge, almeno fino al 2018, gli ‘orfani speciali’, per usare la definizione dalla psicologa e ricercatrice Anna Costanza Baldry, riconquistano a piccoli passi il proprio diritto al futuro. Quelle dei figli delle vittime di femminicidio - bambini o ragazzi che hanno vissuto un trauma simultaneo e devastante: la perdita della madre e del padre (perché suicida, latitante o detenuto) - sono, troppo spesso, storie di sogni spezzati e progetti infranti.

Quando sua madre, Olga Granà, il 26 luglio 1997 viene uccisa dall’ex marito a colpi d’ascia, Giuseppe Delmonte, allora 18enne, si trova costretto a rinunciare agli studi in medicina. Da qui con la sua associazione ‘Olga - Educare contro ogni forma di violenza’, nasce l’idea di assicurare un futuro a chi resta e non ha più i mezzi economici per crescere. Lanciato un anno fa ‘Il Sogno di Olga’, Fondo nazionale per il diritto allo studio degli orfani speciali destinato a minori e giovani adulti fino a 26 anni, quest’estate ha portato i suoi frutti con le prime borse di studio consegnate a luglio. Cinquantamila euro frutto di donazioni che permetteranno a 10 giovani di proseguire la loro strada, aprendo uno spiraglio di luce oltre la tragedia.

È così che N., cresciuta dagli zii insieme alla sorella, potrà diventare insegnante; S., che a dieci anni trovò la madre uccisa dal padre, coronerà il sogno di diventare medico; C., S. e S., rimasti orfani nel 2007 e adottati dallo zio, potranno studiare rispettivamente Economia e Management, Ingegneria Aerospaziale e Design. E J., 26 anni, che attualmente per mantenersi svolge due lavori, potrà intraprendere un percorso di studi nel settore del turismo e dei beni culturali.

Una goccia nel mare che, tuttavia, accende un faro sugli orfani dimenticati, vittime secondarie di reati che ancora oggi si fa fatica a chiamare con il loro nome. Ma, al di là delle iniziative private, qualcosa si muove. A partire dall’anno accademico 2025-2026 la Sapienza Università di Roma e l’Università degli Studi di Messina hanno previsto l’esenzione totale dalle tasse universitarie per gli orfani di femminicidio. E il ministero dell’Interno, per il 2026/2027, eroga borse di studio destinate agli orfani speciali del valore di 3.200 euro fino ad esaurimento delle risorse. Sebbene la legge 4/2018, attuata pienamente solo nel 2020, abbia introdotto misure specifiche in favore degli orfani per crimini domestici - gratuito patrocinio in ogni grado di giudizio, supporto psicologico, riconoscimento immediato dei diritti ereditari, sostegno economico (300 euro al mese per ogni minore in affido) tramite l’istituzione di un fondo dedicato - la strada per garantire una tutela adeguata alle vittime secondarie di femminicidio è ancora lunga. Iter burocratici complessi e poca informazione rendono, infatti, difficile usufruire del supporto statale. Dati alla mano, dal 2020 a oggi, su 61,9 milioni di fondi stanziati sono stati erogati circa 2,3 milioni di euro. Solo il 3,7% delle risorse previste.