di Enrico Carta
La Nuova Sardegna, 18 aprile 2015
La cella di piazza Manno era diventata un inferno. La convivenza con gli altri detenuti era ormai impossibile e la vittima ha spiegato il perché in una precedente udienza, durante la quale aveva avuto parecchi tentennamenti. Per la pubblica accusa e per la parte civile quella titubanza era dettata dalla paura, per la difesa è invece l'elemento che dice che i reati contestati erano gonfiati.
Versioni diverse, sulle quali i giudici si esprimeranno nella prossima udienza fissata per il 25 giugno. Per ora i quattro imputati conoscono solo le richieste del pubblico ministero Rossella Spano che ha sollecitato le condanne a otto anni per Paolo Ungredda, 31 anni allora detenuto nel vecchio carcere oristanese per rapine e furti, Graziano Congiu 32 anni di Simala, allora detenuto per una rapina in una tabaccheria e ora accusato di essere l'autore dell'omicidio del commerciante ambulante Antonio Murranca, e per il sassarese di 26 anni Daniele Daga, allora detenuto a sua volta per rapina. Di un anno è invece la richiesta di condanna per il quarto imputato, Graziano Pinna, 42 anni di Borore ex detenuto per una rapina a Paulilatino. Per quest'ultimo l'accusa parlava solo di minacce, ma ben più gravi sono i reati contestati agli altri tra imputati chiamati a rispondere anche di abusi sessuali e lesioni commessi proprio all'interno del carcere di Piazza Manno.
Approfittando della soggezione e della debolezza che la vittima avrebbe avuto nei loro confronti, l'avrebbero costretta a spogliarsi e a subire delle lesioni nelle parti intime. Il pubblico ministero Rossella Spano e l'avvocato di parte civile Marco Martinez hanno parlato di mozziconi di sigarette spenti sulla nuda pelle, di docce con gavettoni di urina e di altre molestie. Sono tutti elementi contenuti nella denuncia, ma la precedente deposizione della vittima in aula è stato il punto forte delle arringhe difensive degli avvocati Lorenzo Soro, Aurelio Schintu e Gabriele Satta. Troppe le incertezze, troppi i passi indietro e le correzioni tanto che i difensori hanno ribadito al collegio composto dai giudici Francesco Mameli, Enrica Marson e Andrea Mereu che le accuse di abusi sessuali non avevano fondamento. In ogni caso si sarebbe trattato di episodi isolati che gli avvocati hanno anche qualificato come scherzi. Ma erano davvero tali?










