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di Valeria Pinna


L'Unione Sarda, 12 marzo 2020

 

Sono stati una cinquantina di detenuti, tutti esponenti della criminalità organizzata, ad alzare l'asticella della protesta. Rientrata per ora, ma il clima non è dei migliori. Il carcere di Massama è una polveriera pronta a scoppiare: martedì sera un'intera sezione era in rivolta. Minacce e urla, una protesta che solo la grande esperienza degli agenti di polizia penitenziaria è riuscita ad arginare.

Al rientro dall'ora d'aria, cinquanta reclusi in regime di alta sicurezza, hanno sollevato l'asticella della protesta. I detenuti, tutti esponenti della criminalità organizzata, si sono rifiutati di rientrare in cella e sono volate urla e minacce pesanti all'indirizzo degli agenti.

Qualcuno ha annunciato di essere pronto a ripetere gli scenari delle altre carceri d'Italia, la sommossa era già organizzata e sarebbe potuta esplodere da un momento all'altro. Sono stati momenti di fortissima tensione, si è anche temuto che la situazione potesse degenerare. Ma gli agenti di polizia penitenziaria hanno dato prova di esperienza e capacità nella gestione di momenti ormai al limite e alla fine i cinquanta ribelli sono rientrati in cella.

Per adesso, la situazione è sotto controllo. Anche perché pure nel carcere di Massama ci si sta attrezzando per consentire le telefonate via Skype ai detenuti e dare quindi la possibilità di vedere e sentirsi in qualche modo più vicini ai familiari.

Non solo: è stato raddoppiato anche il numero delle telefonate consentite al mese (dalle due chiamate previste si è passati a quattro, con due straordinarie) o alla settimana. Il Dipartimento sta in tutti i modi cercando di trovare soluzioni per gestire una situazione difficile ma che, in un ambiente in cui si vive privati della propria libertà, può aprire scenari davvero inquietanti e preoccupanti per tutti. Anche in piena emergenza Coronavirus, inoltre, ai detenuti sono consentite tutte le normali attività, dalla palestra alle uscite all'aria; l'unica attività sospesa è quella della scuola.