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oristanonoi.it, 11 maggio 2022

Critiche e proposte in una conferenza ieri a Oristano. Carcere e società sono oggi molto distanti e l’isolamento toglie spazio alla speranza in un futuro diverso per i detenuti. Se ne è parlato ieri pomeriggio nel corso di una conferenza promossa dalla Camera penale di Oristano e dall’associazione Nessuno tocchi Caino. L’incontro, ospitato nelle sale del Museo Diocesano Arborense era è stato preceduto, in mattinata, da una visita alla casa di reclusione di Massama alla quale ha partecipato anche l’ex parlamentare Rita Bernardini.

“La nostra è una società lontana e indifferente, assolutamente impreparata ad accogliere”, ha detto la presidente della Camera penale di Oristano, Rosaria Manconi, nell’introdurre la conferenza pomeridiana. “Negli ultimi anni le nuove carceri sono state collocate tutte all’esterno delle mura cittadine. Oggi la casa circondariale di Oristano è a Massama”, ha proseguito Manconi, “in una landa desolata, a segnare un confine spesso invalicabile tra la società e i detenuti. La pena deve tendere a ricostruire il legame sociale che si è interrotto, questo però non avviene”.

In apertura anche l’intervento dell’arcivescovo di Oristano, Roberto Carboni. “L’uomo comune si domanda se la risposta del carcere debba essere solo punitiva oppure rieducativa”, ha sottolineato monsignor Carboni. “Il detenuto ha bisogno di trovare degli spazi per ritornare, riprendere, riprogettare”.

“Purtroppo le strutture penitenziarie in Sardegna sono scatole chiuse”, il commento di Maria Grazia Caligaris dell’associazione Socialismo Diritti Riforme. “Abbiamo tantissimi detenuti di alta sicurezza che in carcere non sono impegnati in alcun modo. La detenzione così non serve alla società”, ha detto l’esponente di Sdr, “serve invece alle imprese che hanno costruito quattro nuovi istituti penitenziari. Carceri che hanno trasformato sempre più l’isola in una colonia penale”.

Immaginare una nuova idea di carcere è la strada tracciata dall’avvocato Sergio Locci. “Oggi c’è la necessità di una profonda revisione che deve interessare la società intera. La pena”, ha sottolineato il componente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Oristano, impegnato con responsabilità anche nel volontariato cattolico, “non deve isolare il detenuto e la società è chiamata a creare ponti”.

Tra gli interventi anche quello del cappellano della casa di reclusione di Massama, don Maurizio Spanu, che ha ricordato l’importanza dei legami tra i detenuti e le famiglie. “L’incontro dei detenuti con i familiari va favorito”, ha detto il sacerdote, “e la comunità ecclesiale non può tirarsi indietro”.

Si è invece soffermata sulla mancanza di educatori e di un reale progetto di reinserimento dei detenuti nella società la presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini. Un’altra prospettiva è stata fornita dalla responsabile dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna, Carla Barontini. “Dall’emanazione della legge 354 del 1975 passi in avanti ne sono stati fatti tanti”, ha detto Bernardini: “da una giustizia retributiva si va sempre più verso una giustizia riparativa. E con la recente riforma Cartabia si dà una norma alla giustizia riparativa”. Ma la strada è ancora lunga: “Tanti servizi continuano a essere sguarniti perché non c’è personale e sono numerosi i pensionamenti in vista. Senza personale con le giuste competenze”, ha detto Bernardini, “non si può lavorare bene”.

“Carcere e Sardegna abbracciano il macro-concetto di isolamento”, ha dichiarato il garante dei detenuti di Oristano, Paolo Mocci, “per questa ragione ritengo che il carcere di alta sicurezza nella nostra isola sia una forzatura. Nelle strutture carcerarie, inoltre, manca personale. La Sardegna è stata abbandonata a se stessa”.

Infine è intervenuta la tesoriera di Nessuno tocchi Caino, Elisabetta Zamparutti. “Il carcere è un istituto prevalentemente preposto a far soffrire i detenuti”, ha detto. “È necessario unire carcere e società e abbattere i pregiudizi. La giustizia deve saper riconciliare e riparare”.