Ristretti Orizzonti, 19 febbraio 2015
"Desta forti perplessità la decisione assunta dai medici del carcere di Oristano di sospendere a un ergastolano palermitano 71enne un farmaco contro tremori e spasmi, precedentemente prescritto dai colleghi di Fossombrone dopo visita neurologica e psichiatrica.
Ciò soprattutto perché ne aveva confermato la prescrizione, fino al 2020, il medico di Massama in occasione della visita d'ingresso nella Casa Circondariale oristanese". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme", accogliendo la segnalazione dei familiari di Francesco Di Matteo, preoccupati per le conseguenze sul congiunto, e del legale del detenuto avv. Federica Poltronieri.
"Il farmaco, prescritto per controllare una sindrome dovuta alla prolungata assunzione di antidepressivi, veniva assunto - osserva Caligaris - dal detenuto dal 4 marzo 2014 in seguito a visita psichiatrica e neurologica. La terapia è proseguita anche quando l'uomo, in regime di alta sicurezza, è stato trasferito a Massama il 27 settembre successivo.
Proprio per continuare l'assunzione regolare del farmaco, i medici di Fossombrone hanno dotato il paziente di una sufficiente scorta di medicinale in grado di coprire il periodo di stabilizzazione nella nuova residenza. All'atto dell'ingresso nell'Istituto oristanese, in occasione della ineludibile visita, il farmaco è stato confermato fino al 2020".
"Nel frattempo l'uomo a ottobre è stato sottoposto a visita psichiatrica che ha confermato la prescrizione farmacologica rimandando per la successiva prosecuzione a un nuovo esame neurologico che è stato puntualmente richiesto il 9 ottobre 2014. Anche le due successive visite psichiatriche del mese di novembre hanno confermato la terapia che però - sottolinea Caligaris - è stata interrotta il 19 dicembre scorso senza che sia stato eseguito l'esame neurologico".
"Lo sconcerto per la decisione assunta nasce anche dal fatto che non risulta sia stato prescritto un farmaco alternativo a quello assunto in precedenza laddove si tratta di composti chimici che richiedono un continuum terapeutico.
Insomma sono trascorsi circa 4 mesi dalla richiesta di accertamento neurologico. È vero purtroppo che i tempi di attesa non sono decisi dai medici penitenziari quanto dalla disponibilità dei posti nei presidi esterni. Resta però il fatto che da circa 2 mesi a un detenuto non viene più somministrato un farmaco nonostante - conclude la presidente di SDR - le reiterate conferme da parte degli psichiatri. Un situazione che fa riflettere anche perché può avere conseguenze invalidanti su una persona che ha il diritto alle cure come tutti i cittadini".











