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di Silvia Madiotto

Corriere del Veneto, 20 settembre 2024

Più domande dal Sudamerica che bimbi nati qui. Per 92 mila bambini e ragazzi (spesso nati qui) figli di genitori stranieri che frequentano le scuole venete no. Per circa 300 mila oriundi, nati all’estero, anche se mai hanno messo piede in Italia ma hanno un trisnonno emigrato dal Veneto sì. È una sintesi violenta, ma spiega la proporzione dei numeri che vengono forniti quando si parla di cittadinanza italiana, ius scholae e ius sanguinis: di chi non può dirsi cittadino perché i tempi sono lunghi, e di chi invece lo è proprio grazie a una legge di oltre trent’anni fa, con addirittura diritto di voto in un Paese mai visto.

Brasiliani e argentini - Sono tantissimi i brasiliani e argentini che ci provano, in molti riescono ad ottenere il passaporto per via amministrativa nei Comuni. Ma chi non ce la fa procede per via giudiziaria: e così il tribunale di Venezia, che si occupa di tutte le pratiche del Veneto per le cittadinanze iure sanguinis, raccoglie da solo il 43% delle richieste per discendenza di tutta Italia. Il dato è del presidente, Salvatore Laganà: “I numeri continuano ad aumentare. Al 30 agosto, quindi nei due anni da quando è stata trasferita a noi la competenza, sono stati oltre 23 mila e 18 mila sono le pratiche pendenti ancora da trattare - spiega -. Se il Veneto ha dati così alti in proporzione al resto del Paese è perché è stato la prima regione per emigrazione nell’Ottocento. È un fatto storico. Qualcuno potrebbe pensare al Sud, e invece è da qui che molti cittadini sono partiti verso le Americhe”.

Nuclei familiari - Il fatto è che una pratica non riguarda una sola persona: spesso sono interi nuclei familiari a presentare la richiesta di passaporto e quindi il numero di atti e teste si moltiplica per anche cinque, dieci persone, arrivando anche a centomila. E in Veneto, per capirci, in un anno nascono circa 30 mila bambini. Meno degli oriundi. Numeri mostruosi se si pensa che vengono sbrigati, in prima battuta, in Comuni talvolta molto piccoli: come Val di Zoldo, dove le pratiche in sospeso sono 550 e da inizio 2024 sono nati 11 bambini, ma i nuovi cittadini sono 54. Gli altri? Brasiliani di quaranta, anche ottant’anni. E possono votare tutti dall’estero. Mentre la politica si divide fra favorevoli e contrari allo Ius scholae, la possibilità che dopo un percorso scolastico un minore possa accedere alla cittadinanza in anticipo rispetto alle tempistiche attuali, dal Sudamerica arrivano tonnellate di plichi perché l’avo veneto consente ai discendenti di chiedere la cittadinanza al municipio d’origine. Intasando, di conseguenza, le anagrafi comunali: a Val di Zoldo (caso emblematico) ci sono meno di tremila residenti, più 1.700 residenti all’estero e di questi metà vive in Brasile. Commenta il sindaco Camillo De Pellegrin: “Mentre parliamo di migranti e imprese che chiedono forza lavoro ma non trovano risposte, gli apparati dello Stato vengono intasati da cittadinanze che invece di dare risposte creano problemi, oltretutto senza alcun controllo sulla persona che chiede il riconoscimento, a partire dalla fedina penale. Preoccupiamoci piuttosto di chi viene in Italia per rimanere qui e solo dopo al resto, se rimane tempo e soprattutto denaro. Le richieste oggi sono uno strumento per avere benefici di passaporto. Non siamo contrari se vivono qui, ma non succede mai”.

Le difficoltà dei comuni - Le difficoltà dei Comuni sono note: oltre a trovarsi con centinaia di pratiche da evadere, la mole di lavoro comprende anche l’analisi di documenti incompleti e non rispondenti alle formalità previste per le trascrizioni, ricerche d’archivio, la ricostruzione della genealogia in vari casi di non immediata interpretazione, adempimenti anagrafici per iscrizione Aire, il dispendioso invio di cartoline per le elezioni. La conseguenza è una totale confusione che, spiega il direttore di Anci Carlo Rapicavoli, “pregiudica il normale funzionamento degli uffici di Stato Civile con inevitabili ripercussioni sull’attività. Gli uffici con le attuali disponibilità di personale e con i vincoli normativi relativi alla sua gestione, a fatica possono far fronte al carico di loro competenza non potendo, tra l’altro, essere succubi di minacce e diffide ad adempiere da parte di consulenti vari che hanno fatto di tali pratiche l’oggetto principale delle loro attività”.