di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 14 febbraio 2015
"No ai soli discorsi di esperti: meglio il confronto con chi è tra le sbarre". Nel mese di aprile faremo "una riflessione complessiva, a cui abbiamo dato il nome di "Stati Generali della pena", non solo con gli addetti ai lavori, ma anche con chi c'è dentro le carceri". È la promessa del ministro della Giustizia Andrea Orlando fatta durante il maxi convegno organizzato dalle Camere penali a Palermo nello scorso fine settimana.
Da più parti, nelle ultime settimane, è stata avanzata una richiesta al ministro della Giustizia di organizzare gli "Stati generali sulle pene e sul carcere". In prima fila la redazione di Ristretti Orizzonti - la rivista realizzata da detenuti e volontari nel carcere padovano - che ha inviato una lettera aperta al guardasigilli per proporgli di organizzare l'evento assieme ai detenuti della casa di reclusione di Padova.
"Ogni anno organizziamo un Convegno, a cui partecipano circa seicento persone dall'esterno, e centocinquanta persone detenute. Non pensa che portare gli addetti ai lavori a confrontarsi con le persone detenute sul senso che dovrebbero avere le pene avrebbe un valore davvero fortemente educativo per tutti, per chi deve essere protagonista di un percorso di rientro nella società, e per chi deve aiutare a costruire quel percorso?", chiede - attraverso la lettera aperta - la redazione di Ristretti Orizzonti al ministro.
"Ci sono tante buone ragioni per cui riterremmo utile fare nella Casa di reclusione di Padova gli Stati generali sulle pene e sul carcere, prima fra tutte che in tal modo si eviterebbe di trasformarli in un lungo elenco di interventi di esperti senza nessun confronto con chi le pene e il carcere li vive direttamente come parte della sua vita", continuano quelli di Ristretti.
Poi sempre nella lettera aperta specificano: "Abbiamo cercato di immaginare per un attimo una cosa inimmaginabile: di essere noi il ministro della Giustizia in questo difficilissimo periodo per le carceri, con l'Europa che ci sta addosso perché il nostro Paese sta gestendo il sistema della giustizia in modo ancora pesantemente illegale. La prima cosa che faremmo allora è di provare ad aprire un dialogo con i diretti interessati, quelli che hanno sì commesso reati, ma a loro volta ora subiscono ogni giorno l'illegalità del sistema".
Arriva quindi la proposta: "Ecco, se gli Stati generali si organizzassero nella casa di reclusione di Padova, ci sarebbe l'occasione per confrontarsi non con il singolo detenuto che porta la sua testimonianza sulla sua condizione personale, né esclusivamente con operatori ed esperti, perché il confronto avverrebbe con una redazione di detenuti che da anni lavora per cambiare le condizioni di vita in carcere, ma anche per ridare un senso alle pene".
Scrive ancora la redazione di Ristetti Orizzonti al ministro: "Forse è paradossale che a fare questo siano i detenuti stessi, ma in fondo non è neppure così assurdo perché proprio vivendo pene insensate tante volte le persone hanno accumulato altri anni di carcere e hanno ulteriormente rovinato la loro vita e non vogliono più farlo; gli addetti ai lavori potrebbero sentir raccontare nei particolari più crudi anche quello che patiscono le famiglie da un sistema che dimostra spesso scarsissima attenzione nei confronti dei famigliari dei detenuti.
Ormai non c'è Paese al mondo dove non si discuta di rendere più umane le condizioni delle visite dei familiari. E noi, con tutta la nostra democrazia, continuiamo a permettere in tutto sei ore al mese di colloquio con controllo visivo, l'equivalente cioè di tre giorni all'anno, e una telefonata di dieci miserabili minuti a settimana".
Sempre la redazione di Ristretti sottolinea: "Gli addetti ai lavori potrebbero sentir parlare di come è possibile comunicare in modo efficace con la società e informare sulla realtà delle pene e del carcere, senza suscitare la rabbia dei cittadini: glielo diciamo con assoluta certezza, perché noi incontriamo ogni anno in carcere più di seimila studenti, e le assicuriamo che attraverso le testimonianze delle persone detenute, che parlano dei loro reati per assumersene la responsabilità e per fare prevenzione rispetto ai comportamenti a rischio delle giovani generazioni, le persone cominciano a farsi una idea diversa delle pene e del carcere". Inoltre, aggiunge che "le persone detenute, chiamate a partecipare da interlocutori alla pari a un confronto sulla propria condizione, vedrebbero riconosciuta alla propria voce dignità, e questo è un passo importante per imparare ad aprirsi all'ascolto dell'altro e al dialogo".
Poi la redazione di Ristretti ci tiene a raccontare la verità distorta da alcuni organi di informazione: "Da ultimo, sarebbe significativo fare gli Stati generali in un carcere come quello di Padova, descritto dai mass media ora come un carcere modello, ora come un luogo violento e fuori legge: in realtà, non è né l'uno né l'altro, è un carcere che sarebbe dignitoso, con esperienze anche innovative, se non contenesse ancora il doppio dei detenuti che dovrebbero esserci".
Ristretti Orizzonti conclude: "A Padova convivono, per forza malamente, due realtà, quella di una detenzione che dà un senso alla pena attraverso lo studio, la cultura, il lavoro, l'apertura e il confronto con il mondo esterno, e quella di un carcere in cui le persone sono costrette ad "ammazzare il tempo" per mancanza di spazi e attività per tutti, e quindi accumulano solo rabbia e rancore".
L'unico movimento politico, finora, ad appoggiare la proposta di Ristretti è il partito Radicale attraverso le parole di Rita Bernardini: "Già con il Satyagraha di Natale con Marco Pannella noi radicali abbiamo indicato tra i nostri obiettivi quello di prevedere la partecipazione dei detenuti. Sarebbe infatti un nonsenso fare la fotografia dell'attuale situazione ai fini di prefigurare un futuro di riforma, ascoltando solo "esperti" e "operatori", ma privandosi della voce di coloro che vivono ogni giorno sulla loro pelle la realtà carceraria italiana.
E non c'è dubbio che la casa di reclusione di Padova, che ha già ospitato in passato il congresso di "Nessuno Tocchi Caino", sia il luogo ideale proprio per l'opera svolta da Ristretti Orizzonti per il reinserimento sociale e civile dei reclusi; opera che si è fatta forte sia del metodo del confronto e del dialogo con il mondo "fuori delle mura penitenziarie", sia dell'approfondimento e del monitoraggio di ciò che avviene negli oltre 200 istituti penitenziari del nostro Paese".









