di Vito Totire*
smips.org, 29 settembre 2025
Un giovane detenuto di 21 anni si è suicidato nel carcere di Pavia. Come ho scritto qualche giorno fa ormai le carceri non sono neanche carceri ma camere mortuarie; le scarne cronache diffuse dai media parlano di un giovane nordafricano che avrebbe manifestato “problemi psicologici” tanto da essere collocato nella sezione dei “fragili”; quanto questa collocazione sia stata effettivamente protettiva lo abbiamo visto; sorprendente che non sia ancora depositata una mozione di sfiducia in parlamento per chiedere le dimissioni del ministro Nordio.
Intendiamoci: niente di personale e nessuna illusione che sostituendo il governo il ministro Nordio con un altro esponente della maggioranza parlamentare possa cambiare qualcosa; è tuttavia inaccettabile che il ministro Nordio non si presenti dimissionario in parlamento per consentire finalmente un dibattito alla camera o al senato sulla tragica situazione delle carceri italiane; quello del carcere di Pavia è il 63° “suicidio” avvenuto in questo anno; le cronache riferiscono che sia il 14° a Pavia dal 2021; Pavia dove si era appena spenta l’eco della questione della distribuzione di profilattici; un episodio che non intendiamo affrontare adesso ma che evidenzia la confusione di ruoli e di pratiche tra direzione carceraria e DAP.
Ovviamente sul tema abbiamo una nostra opinione che coincide con quella espressa da Antigone, ma torniamo al tema del “suicidio”; fatto sta che il ministro Nordio continua a stare al suo posto e a ripetere a platee evidentemente compiacenti le sue “teorie” sulla questione; ne ha parlato ancora a Catania qualche giorno fa per ribadire che non esiste un nesso tra sovraffollamento e suicidio e che anzi il sovraffollamento è un antidoto perché consente al compagno di cella di intervenire tempestivamente tagliando il lenzuolo di chi sta per impiccarsi.
Addirittura a Catania il ministro ha rilanciato i suoi tentativi di “assolvere” il carcere strumentalizzando i casi in cui il detenuto si sarebbe suicidato poco prima di essere liberato; come se non accompagnare l’ex detenuto nel percorso di reinserimento sociale e lavorativo fosse un effetto del destino e non del fallimento delle politiche carcerarie; la consapevolezza formale della esistenza di un grave problema è molto antica; agli inizi degli anni novanta del secolo scorso il direttore di turno del DAP (Amato) commissionò uno studio sulla prevenzione al noto psichiatra Paolo Crepet che, indubbiamente, avanzò proposte di lavoro utili.
Ma, da allora, alle buone intenzioni non sono seguiti i fatti, visto che non possiamo considerare “fatti” quel certo numero di circolari generiche sulla prevenzione che pure qualche ministro e qualche governo hanno emanato; Il ministro Nordio continua a praticare un approccio riduzionista alla questione dei suicidi; propone cioè un approccio di tipo custodialistico (guardare a vista il soggetto a rischio per quanto possibile) che non ha nulla a che fare con un piano organico di prevenzione il quale necessita di ben altri mezzi e di ben altre risorse; la presa in carico di una persona a rischio va ben oltre un approccio di tipo custodialistico (poi peraltro lo “stato” ha mostrato tragicamente di non riuscire a gestire neppure quello; impossibile dimenticare il “sucidio” di Cheikhou Oumar Ly avvenuto il 22.11.2017 in una cella di sicurezza della questura di Bologna: suicidio per il quale “ovviamente” le istituzioni non hanno ravvisato nessuna responsabilità); la presa incarico necessita di un approccio sistemico che non si può dunque ridurre alla frettolosa somministrazione di una overdose di psicofarmaci (spesso inutili e controproducenti) ma che prenda in esame anzitutto le motivazioni del sentimento di disperazione, di dolore mentale e di helpnessness vissuto dalla persona (sentimento dj non poter contare su nessun aiuto).
Per gli immigrati poi occorre mettere in campo professionalità particolari che siano in grado di cogliere le differenze culturali e antropologiche; non si tratta di proposte astratte: possiamo fare riferimento alla esperienza del centro Devereux in Francia anche se ha lavorato nel territorio in senso lato e non specificamente nelle carceri; la presa in carico della persona peraltro parte da un primo interrogativo: il carcere è, per quella singola persona, la collocazione adeguata o occorre pensare ad una altra e diversa struttura di accoglienza per chi è in condizioni di sofferenza fisica o psicologica?
Non è per fare digressioni: ma siamo arrivati al punto che una assessora (giunta leghista di Ferrara) ha criticato il medico che ha certificato la inidoneità alla reclusione in un CPR di un cittadino immigrato che lo stato voleva carcerare; evidente che per una parte del ceto politico italiano il medico ideale è quello dell’esercito austroungarico che si occupava dei “renitenti alla leva”; chi ha preso posizione su questa “critica” al medico che ha refertato? ne riparleremo in altra occasione Certamente Nordio ha una difficoltà: se il suo governo impegna tante risorse per le spese militari dove reperire le risorse per un trattamento umano della persona privata della libertà?
Anche per questo egli propone “soluzioni economiche” dai prefabbricati a, un domani, magari non fornire più lenzuola mentre ancora non si convince a metter al bando le bombolette di gas per non parlare poi della prevenzione del fumo passivo nelle carceri tema sul quale Nordio ha deciso di abolire (ovvio solo nei penitenziari) la legge 3/2003…senza bisogno di raccogliere firme per un referendum abrogativo.
È anche per questo (spese militari e investimenti analoghi) che la questa attuale prevenzione del suicidio non si fa con i mezzi e le risorse necessarie ma chiedendo agli agenti penitenziari una particolare capacità di vigilanza che poi sconfina nello sfruttamento schiavistico se è vero quanto denunciato circa la imposizione anche di turni di lavoro di 26 ore continuative; oppure, come abbiamo già detto, chiedendo al “concellino”, in caso di necessità, di sciogliere il rudimentale cappio utilizzato dal compagno di cella; per supportare la misera politica custodialistica di finta prevenzione, eventualmente, gli si chiede di rinunciare all’ora d’aria o (se in cella si è più d’uno) di dormire a turno?
Ecco il geniale supporto alla idea del ministro Nordio del sovraffollamento non come causa ma come antidoto dei suicidi; ovviamente chi ha invece, giustamente, indicato nel sovraffollamento un fattore favorente, una concausa e non la causa principale, lo ha fatto tenendo conto sia del distress che comporta il vivere senza un minimo di spazio vitale sia la difficoltà del personale che potrebbe contrastare e prevenire le pulsioni autolesioniste, di dover “seguire” tante e troppe persone per le proprie energie; grande è il rischio di dissonanza cognitiva per i detenuti e per tutta la opinione pubblica nel constatare che il ministero di grazia e giustizia che dovrebbe contribuire al rispetto della legge, in prima persona, viola il diritto, la legge e persino il senso di umanità.
Senza l’aspettativa che un ministro incaricato da questo governo possa fare “meglio” di Nordio e, ovviamente, come abbiamo già detto, senza nessun sentimento di ostilità personale nei confronti dell’attale ministro, tuttavia Nordio sbaglia gravemente su tutta la linea ed è necessario che rassegni le sue dimissioni e vogliamo dare speranza al tentativo di fermare la strage in atto nelle carceri italiane. Non che le responsabilità del ministro sono evidenti solo oggi: non possiamo dimenticare quello che ha riferito in parlamento a proposito della morte di Matteo Concetti nel carcere di Ancona; la condotta di questo ministro sul tema della prevenzione del suicidio non dà adito a nessuna speranza.
*Portavoce Centro F. Lorusso










