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Corriere della Sera, 7 ottobre 2026

La sartoria atelier MIR (Artisan of Peace) è nata nel 2013 a Orvieto dove accoglie soggetti “svantaggiati” e donne vittime di violenza e gestisce un progetto che coinvolge anche la Casa di Reclusione. Per gli ospiti del Festival dell'Economia Civile di Firenze che si è chiuso domenica sono state confezionare 1.200 pochette. Come materia prima, i ritagli di tessuto recuperati da grandi firme della moda. La mano d’opera quella di alcuni detenuti della Casa di reclusione di Orvieto ma anche persone disabili e donne uscite dalla spirale della violenza. Ed ecco come sono nate le 1.200 pochette (artigianali e etiche) donate ai Premi Nobel, a imprenditori e economisti di fama ospiti del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze che si è concluso domenica scorsa.

In comune, sarte e sarti hanno la formazione con la Cooperativa sociale Mir-Artisan of Peace propone dal 2013. Ad insegnare l’arte del cucito sono sarte esperte del territorio. Tra gli allievi ci sono anche i tirocinanti del Sim, il Centro di igiene mentale. Dietro a ogni singola pochette c’è una storia di economia circolare e di inclusione sociale. Sono tutte diverse perché sono state lavorate una ad una, in modo sartoriale: ognuna è diversa dall’altra, impreziosita da passamanerie, cerniere rigenerate e tessuti pregiati - come quelli firmati da grandi case di moda quali Zegna, Cucinelli, Etro e Prada - recuperati da esuberi di produzione. Anche la scelta delle fodere è stata curata nei minimi dettagli, con alcune parti dipinte a mano con i caratteristici cuori firmati dal designer Nicola Pollasto. Molte delle pochette sono state tagliate dai detenuti all’interno del laboratorio “Dentro...Casa” attivo nella Casa di Reclusione di Orvieto, un percorso coordinato da Massimo Ercolani e Nicola Pollasto. Oltre cento pezzi sono stati realizzati utilizzando il pregiato tessuto di cotone prodotto direttamente dalla tessitoria interna del carcere orvietano.

La sartoria atelier MIR (Artisan of Peace) è nata nel 2013 a Orvieto dove accoglie soggetti “svantaggiati” e gestisce un importante progetto di sartoria sociale ed economia circolare che coinvolge la Casa di Reclusione di Orvieto. La prima parte della lavorazione (il disegno, il telaio in cotone grezzo e il taglio) avviene all'interno del carcere di Orvieto grazie al lavoro dei detenuti. La fase finale di confezionamento, cucitura e ricamo viene completata nei laboratori esterni della cooperativa. Vengono utilizzati tessuti ecocompatibili, cotone 100% lavorato in carcere e stoffe riciclate o rigenerate provenienti da eccedenze aziendali o scarti industriali.