di Eriberto Rosso*
Il Riformista, 23 dicembre 2023
Nuove ostatività e 4-bis, rave illegali, nuove pene per traffico di migranti e reati di violenza di genere: la spinta securitaria ha di nuovo preso il sopravvento con il disegno di legge in materia di sicurezza, approvato lo scorso 16 novembre. Concesso qualche respiro alla componente liberale, con i disegni di legge sull’abuso di ufficio, piccoli maquillage sulle intercettazioni (ma non si sa il dibattito che fine abbia fatto) e poco altro, la spinta securitaria ha di nuovo preso il sopravvento con il disegno di legge in materia di sicurezza, approvato lo scorso 16 novembre.
Salvo un serio ripensamento in Parlamento, ecco cosa vorrebbero fare. Si incomincia col rendere penalmente rilevante la detenzione del materiale contenente istruzioni sulla preparazione di ordigni bellici e/o la sua diffusione; insomma, difesa anticipata che travolge idoneità degli atti e indirizzo della condotta. In materia di sicurezza urbana nessuna misura contro il degrado ma una strenua difesa della proprietà privata: innalzamento di pene e previsione di nuove figure di reato.
Si interviene in particolare sulla scansione dei tempi della “liberazione” dell’immobile occupato da parte della Polizia giudiziaria; l’accertamento sulla sussistenza della arbitrarietà è addirittura riservato direttamente alle forze dell’ordine, che procederanno al reintegro del denunziante nel possesso. In materia di truffa si prevede invece una ulteriore ipotesi di aggravamento se commessa in danno di persona in condizioni di minorata difesa e l’arresto obbligatorio.
Daspo urbano anche per i denunciati per reati contro il patrimonio, aumento di pene per l’accattonaggio con minori e madri condannate, in carcere anche se con figli piccoli. E ancora. Quando il funzionario pubblico porta la divisa, il reato di resistenza si complica al punto da incidere anche sul bilanciamento con le aggravanti. Nuovo inasprimento di pena, nonostante l’ultima modifica sia dì appena qualche mese fa, per le lesioni in danno di un pubblico ufficiale. Botte da orbi (in termini di trattamento sanzionatorio, ovviamente) a chi deturpa gli edifici pubblici, ma questa volta con la finalità di ledere il prestigio dell’istituzione.
Con lo schema il Governo fornisce le linee programmatiche per affrontare l’emergenza carcere; altro che Stati Generali dell’Esecuzione Penale! Chi è in carcere deve solo ubbidire e la protesta, anche quando esercitata in forma non violenta, diventa fonte di nuovi reati e nuove pene. Idem per i migranti rinchiusi nei centri di accoglienza (sic!). Ai detenuti addirittura si sottrae una parte della mercede per il lavoro in carcere, per destinarla ai fondi vittime.
E poi. Poliziotti sempre armati. Possono girare fuori servizio con fucili, manganelli e pistole, diversi da quelli di ordinanza. Il diritto penale moderno ha sempre guardato con sospetto le norme che prevedono una rafforzata tutela dei pubblici funzionari, norme tipiche di uno stato autoritario, previste dal codice fascista Rocco, perché non conformi alla Costituzione e da sempre ne ha auspicato la parificazione a quella di tutti i cittadini.
Dottrina e giurisprudenza si sono sperticate a individuare un diverso oggetto della tutela penale; le nuove norme proposte, destinate a una superiore protezione di organi di polizia recuperano appieno quella vocazione autoritaria che letture costituzionalmente orientate hanno tanto faticosamente tentato di superare. Garantisti e anime liberali non possono certo abbassare la guardia.
*Avvocato penalista










