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di Christian Campigli

Il Tempo, 12 luglio 2025

Il sottosegretario alla Giustizia: “I detenuti dei circuiti di Alta e Media Sicurezza non potranno più circolare liberamente, così diminuiscono aggressioni e soprusi”. “La pena serve se rieduca. Tenere in cella per anni una persona che poi esce e torna a delinquere non ha senso”. Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, spiega così la necessità di ritornare un settore, quello carcerario, troppo spesso dimenticato.

I detenuti nei circuiti di Alta e Media Sicurezza resteranno in cella e non saranno più liberi di gironzolare in sezione. Quanto è stato difficile imporre questa novità?

“Molto. Ma non abbiamo fatto passi indietro. Per rispetto di chi lavora in carcere, della polizia penitenziaria e pure dei detenuti più deboli. Non c’è crudeltà in questo provvedimento, ma solo l’impegno a portare ordine e legalità. Con le celle aperte circolavano più droga e cellulari e si verificavano aggressioni e soprusi. Ora questi fenomeni sono in diminuzione. Mentre cresce la partecipazione ai percorsi rieducativi, sui quali continueremo ad investire, a fianco del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del direttore Ernesto Napolillo”.

Sono state approvate delle norme per favorire il reinserimento dei detenuti attraverso il lavoro. Ce le può spiegare, nel dettaglio?

“Nel decreto sicurezza abbiamo inserito delle norme che modificano la legge Smuraglia sul lavoro nei penitenziari, allo scopo di favorire le assunzioni dei condannati e alleggerire il carico burocratico sulle imprese. Niente buonismo, contano i numeri: il 98% di chi impara un mestiere, quando esce non delinque più. Questo andrebbe spiegato ai fan degli svuota-carceri. Segnalo inoltre che questa norma si aggiunge a una serie di iniziative e protocolli che, sin dal nostro insediamento, hanno già dato frutto: dal 2022 al 2024 le imprese che impiegano detenuti in carcere sono cresciute del 40%. Aggiungo un’ultima considerazione: molti ristretti, anche nel circuito minorile, presentano problemi di dipendenza che li rendono incompatibili con percorsi di recupero ordinari. Prima devono essere curati. Non a caso stiamo pensando di potenziare misure alternative che ne consentano la disintossicazione”.

Sollicciano, il carcere di Firenze, vive una situazione difficile, tra problemi strutturali e sanitari. Come pensate di muovervi per risolvere i disagi dei detenuti e degli agenti di polizia penitenziaria?

“Quello di Firenze è uno degli istituti più problematici del Paese, soprattutto dal punto di vista strutturale. Strano che la sinistra se ne accorga solo ora, dopo che per anni le criticità sono state ignorate. Noi ci siamo rimboccati le maniche: il governo ha nominato un commissario straordinario all’edilizia penitenziaria che, entro il 2026, è chiamato a riqualificare le carceri e recuperare nuovi spazi. Non solo. In due anni e mezzo abbiamo assunto o bandito concorsi per assumere fino a 10.000 agenti, sostanzialmente coperto le piante organiche dei funzionari pedagogici e valorizzato gli psicologi”.

Ilaria Cucchi ha scritto un post di commento al trasferimento della detenuta trans vittima di una violenza sessuale, nel carcere di Ferrara. Secondo la senatrice Cucchi lo Stato l’ha esposta all’insicurezza. Ha ragione?

“Per rispetto di chi è tenuto ad accertare i fatti e pure della vittima non parlo di casi singoli. Alla senatrice Cucchi, tuttavia, ricordo che l’amministrazione penitenziaria dà il massimo per tutelare i detenuti, isolare e punire quelli violenti e che il personale in servizio merita rispetto e sostegno. Non pregiudizi”.