di Irene Famà
La Stampa, 7 settembre 2024
“Un aspetto del decreto carceri, su cui mi sono battuto in prima persona, è l’aumento dei colloqui telefonici”. Investire sul percorso rieducativo. Per i detenuti, per la comunità esterna e per diventare modello agli occhi dell’Europa”. Il senatore Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, analizza la situazione carceri.
Ieri Youssef Moktar Loka Barsom, 18 anni, è morto a San Vittore. L’ennesima morte in carcere del 2024…
“Sulla dinamica ci sono accertamenti in corso. Ma suicidio o meno, resta un fatto tragico. Bisogna lavorare per non raggiungere i numeri del 2022 e perché il 2025 sia un anno di zero morti in cella”.
In manette per rapina, Youssef era detenuto su custodia cautelare. Il carcere non dovrebbe rappresentare l’estrema ratio?
“Sì, e l’ha detto anche il ministro Nordio e la Lega l’ha sempre sostenuto, anche con i referendum sulla Giustizia. Per questo faremo un intervento per diminuirei casi di carcerazione preventiva”.
In concreto di cosa si tratta?
“Limitare l’applicazione della misura cautelare in cella per i casi più lievi in cui c’è il pericolo di reiterazione del reato. Ovviamente, però, questo dev’essere fatto con la massima attenzione. Bisogna escludere dalla nuova normativa i reati più gravi e pensare a misure diverse. Come gli arresti domiciliari”.
In molti casi si applica la misura preventiva proprio perché il detenuto non ha casa…
“Ci sono altre misure e bisogna seguire questa strada. C’è poi chi sta scontando la pena e potrebbe accedere a misure alternative, ma non ha un domicilio idoneo. Per questo il dl carceri ha individuato una procedura nuova rispetto al passato”.
L’elenco nazionale delle comunità?
“Sì, di quelle strutture già disponibili che, su disposizione del magistrato di sorveglianza, potranno accogliere detenuti senza casa e fornire un percorso di attività formativa e lavorativa. Abbiamo previsto sette milioni di euro l’anno”.
Molti detenuti sono dipendenti dall’alcol e dalla droga. Anche loro dovrebbero stare in comunità, ma non ci sono posti…
“Per quelle strutture abbiamo previsto un aumento di fondi di cinque milioni l’anno”.
Come affrontare le fragilità di chi resta in cella?
“Un aspetto del dl carceri, su cui mi sono battuto in prima persona, è l’aumento dei colloqui telefonici”.
Da quattro a sei a settimana?
“Non solo. È previsto un ulteriore intervento normativo che consente al direttore di autorizzare telefonate al detenuto a seconda del suo bisogno”.
Chi è recluso si ribella, chi lavora nei penitenziari lamenta carenza di personale. Sono problemi che si intrecciano?
“Partirei dalla questione educatori”.
Mi dica…
“Come Governo abbiamo riempito la pianta organica a livello nazionale. Siamo intervenuti anche sulla questione dei direttori e dei comandanti che erano a scavalco. Poi c’è il finanziamento di 5 milioni di euro per aumentare ore e compenso agli psicologi”.
Tanti interventi, ma l’emergenza resta. E lo dimostra il susseguirsi di rivolte di quest’estate. Che idea si è fatto?
“Chi è in cella non ha bisogno di illusioni e di bugie. Ma di verità”.
Ovvero?
“I detenuti, negli ultimi mesi, penso siano stati sottoposti a una sollecitazione esagerata da parte di chi spingeva verso alcuni provvedimenti”.
Si riferisce a chi parlava di un possibile indulto o di una possibile amnistia?
“Beh, ultimamente si è tanto parlato del tema. Mentre il detenuto ha bisogno di una speranza che non si trova nello sconto della pena, ma nella possibilità di crearsi un futuro. E questo obiettivo si realizza con l’adesione a un percorso di recupero che deve essere garantito dallo Stato. E su questo che bisogna scommettere. E su questo vorrei che ci fosse un confronto e una collaborazione con le opposizioni”.
Si parla di sovraffollamento, poi si promulgano leggi che aprono le porte del carcere con estrema fragilità. Un paradosso?
“Non credo sia così. E penso al reato di rave party. Nelle nostre carceri non c’è nessuno detenuto con quella contestazione. Non sempre la creazione di una fattispecie di reato corrisponde ad un aumento degli arresti”.
E il decreto Caivano?
“Ha registrato una situazione, previsto norme di natura preventiva ed è intervenuto quando i fenomeni di violenza giovanile e bullismo sono esplosi”.










