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di Davide Varì

Il Dubbio, 19 agosto 2023

“Il provvedimento è pronto e potrebbe essere approvato già nel prossimo Consiglio dei Ministri: le telefonate dei detenuti comuni ai loro congiunti passeranno da quattro a sei al mese, con la possibilità, per i direttori degli Istituti penitenziari, di aumentarne il numero in situazioni particolari, quale ulteriore strumento trattamentale. Nulla cambia per chi sconta una pena per reati più gravi”.

Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, che parla di “diritti, ma anche rispetto delle regole, comprese quelle che esistono già, come la circolare che disciplina le sezioni a media sicurezza. Più lavoro, più attività di rieducazione, ma niente sconti per chi crea disordini e mette in pericolo l’incolumità del personale e del resto della popolazione detenuta”.

Ostellari, al Messaggero, ha annunciato l’istituzione di “un fondo per le vittime dei reati da alimentare con una parte degli stipendi di chi sta scontando una pena”. I fatti di questi giorni, ha sottolineato, “ci impongono una riflessione sul futuro del sistema carcerario. Che a mio avviso non può prescindere da due parole chiave: regole e diritti”. Ovvero “bisogna offrire ai detenuti strumenti per far sì che non tornino a delinquere.

Penso all’attività lavorativa: il 98% di chi vi partecipa, una volta fuori, non rientra nel circuito criminale”. Bisogna far sì “che le imprese siano al corrente dei vantaggi, anche fiscali, che ottengono assumendo detenuti. Per questo abbiamo dato vita a una cabina di regia con il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, per rilanciare il ruolo del mondo produttivo nella rieducazione. Un’operazione a lungo termine in cui crediamo molto”.

Quanto alle regole, “per prima cosa bisogna applicare le circolari che già esistono. Come quella che, negli istituti di media sicurezza vieta ai detenuti di spostarsi nei corridoi o da una cella all’altra liberamente, salvo quando si esce per svolgere altre attività. Nessun intento punitivo: va garantito il rispetto e l’incolumità di chi nelle carceri rappresenta lo Stato. Dalla polizia penitenziaria ai medici e agli educatori: tutti devono essere nelle condizioni di poter svolgere serenamente il proprio lavoro. La “sorveglianza dinamica”, introdotta in passato, è stata un fallimento”.