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di Davide Tamiello

Il Gazzettino, 31 agosto 2025

Il Sottosegretario al Ministero della Giustizia alza ancora l’asticella nella lotta al fenomeno dei borseggi. Brugnaro ha chiesto di metterli in cella per una notte, Zaia di poterli controllare con il braccialetto elettronico. Il sottosegretario al ministero della Giustizia, il padovano Andrea Ostellari, alza ancora di più l’asticella nella lotta ai borseggiatori: superare il principale ostacolo normativo, la riforma Cartabia, ripristinando la procedibilità d’ufficio e togliere i bambini ai genitori che li mandano a rubare.

Sottosegretario, quelle proposte dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e dal presidente della Regione Luca Zaia sono strade percorribili? Possono essere efficaci?

“Partiamo da un presupposto: i cittadini chiedono sicurezza. Le soluzioni per ottenerla possono essere diverse, e, per risultare efficaci, devono rientrare all’interno di un disegno complessivo. I contributi degli amministratori sono sempre ben accetti, anche perché arrivano da chi ha a che fare con le persone ogni giorno. Sul tema borseggiatrici però la Lega è già al lavoro. Abbiamo depositato una proposta di legge e aperto il dibattito con gli alleati”. 

Daspo e fogli di via vengono puntualmente violati. Sono strumenti superati? 

“Sono utili strumenti di prevenzione e danno molti benefici. Poi, certo, esistono anche violazioni e queste vanno sanzionate. Ricordiamoci che non tutti i criminali sono uguali: c’è chi sbaglia una volta e chi è recidivo. Dotare le Forze dell’ordine e la magistratura di molti e diversi mezzi per contrastare l’illegalità è un vantaggio. La proposta di Luca Zaia, per esempio, di comminare daspo o ammonimenti nei confronti dei turisti indisciplinati può essere funzionale all’obiettivo di rendere più decorose le città d’arte e le mete di maggior richiamo”.

La legge Cartabia nelle città turistiche ha complicato il lavoro di contrasto ad alcuni reati come truffe e borseggi. Come intende intervenire il Governo?

“Come dicevo, la Lega ha depositato una proposta di legge per riportare la perseguibilità d’ufficio per alcuni reati, come il furto con destrezza. La reazione da parte delle altre forze di centrodestra è stata positiva. Ora faremo sintesi e auspico che, quel testo, eventualmente valorizzato dal contribuito di tutti, possa essere inserito anche in un prossimo decreto”. 

Quanto tempo ci vorrà per vedere operativo il nuovo decreto sicurezza bis?

“Alla ripresa dei lavori porremo il tema. Come abbiamo sempre detto, il decreto sicurezza approvato a giugno era solo un primo passo ed ha consentito di risolvere alcuni problemi, a partire dalla piaga dei ladri di case. Ora andremo avanti per reprimere un’altra serie di reati che allarmano le nostre comunità: furti in casa e borseggi in primis. Senza dimenticare che proseguirà anche il percorso di ampliamento delle garanzie per le forze dell’ordine, con l’istituzione della tutela processuale per chi agisce in presenza di una causa di giustificazione”.

Si stanno valutando misure cautelari più restrittive per i recidivi?

“Ne parleremo. Ma il miglior strumento contro la recidiva è il lavoro. Da quando siamo al governo, abbiamo aumentato di un terzo le opportunità di occupazione per i detenuti. Per un calcolo ben preciso: chi impara un mestiere in carcere, quando esce nel 98% dei casi non delinque più. Posso confermare che i primi risultati si vedono e andremo avanti su questa strada”.

Negli ultimi mesi a Venezia sono aumentate soprattutto le borseggiatrici minori, al di sotto dei 14 anni e quindi non imputabili. Come intervenire?

“Se un bambino commette reati è soprattutto il genitore che deve pagare. Grazie al decreto Caivano, introdotto l’anno scorso, questo già succede. Il dodicenne, per esempio, che compie un illecito punito con pene non inferiori ai 5 anni, viene convocato con mamma e papà e a questi ultimi viene intimato di intervenire e controllarlo. Se non lo fanno, pagano sanzioni salate e perdono tutta una serie di privilegi. Cosa fare di più? Per esempio applicare questa misura a tutte le fattispecie. E non solo: esiste un protocollo già avviato per togliere i figli ai genitori mafiosi. Penso sia necessario estenderlo anche nei confronti di chi manda i minori a rubare nelle nostre città”.