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di Valentina Stella

Il Dubbio, 22 giugno 2022

Tutto fermo, invece, per il carcere: ancora riunioni ma nessun atto concreto. Se qualcuno ha pensato che con l’entrata in vigore ieri della legge 17 giugno 2022, n. 71 su Csm e ordinamento giudiziario la stagione delle riforme della Giustizia fosse finita si è sbagliato di grosso. È ancora aperta l’importantissima partita sui decreti attuativi. Lo aveva ribadito anche la ministra Cartabia: “La fase di attuazione di una delega legislativa è particolarmente rilevante; è nella scrittura dei decreti legislativi il lavoro più delicato da compiere con particolare attenzione, perché è lì che gli orientamenti vengono definiti in tutta la loro portata e concretezza”. Proprio la Guardasigilli in questa fase acquista sicuramente più centralità: abbandonata l’estenuante mediazione con i partiti nelle fasi precedenti, ora potrà dare una sua maggiore impronta.

Vediamo le scadenze più prossime, legate anche agli obiettivi del Pnrr che ci impongono - su riforma del processo civile, penale, della giustizia tributaria, dell’insolvenza e crisi d’impresa - di chiudere tutto entro giugno 2023. In particolare quella del processo penale è entrata in vigore il 19 ottobre 2021: ad un anno da questa data il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi, che devono essere poi sottoposti alle commissioni parlamentari competenti per un loro parere non vincolante da far arrivare entro 60 giorni, altrimenti si procede all’emanazione anche senza. I cinque gruppi di lavoro istituiti presso via Arenula per l’elaborazione dei decreti hanno terminato l’elaborazione dei testi tra fine aprile e inizio maggio. In queste settimane l’ufficio legislativo del ministero è impegnato in un controllo per verificare se tutti gli schemi di decreti sono in armonia tra di loro, essendo interconnesse le materie oggetto di deleghe. Lo scopo è quello di evitare incoerenze tra i vari elaborati.

Tra gli aspetti di maggior interesse per l’avvocatura c’è quello che riguarda l’appello: scongiurato il pericolo della critica vincolata, bisognerà vedere che limiti verranno posti per l’accesso al secondo grado di giudizio. Un altro passaggio di interesse, per il quale l’Unione Camere penali farà anche una manifestazione nazionale il prossimo 28 giugno, riguarda il mutamento del giudice che ha raccolto la prova. Anche per quanto riguarda la riforma del processo civile, entrata in vigore la scorsa vigilia di Natale, il Governo ha un anno di tempo per i decreti attuativi e le commissioni parlamentari sessanta giorni per i pareri. Comunque già da oggi saranno operative alcune delle misure previste dalla riforma, tra cui i procedimenti in materia di persone, famiglia e cittadinanza. In entrambi i casi - civile e penale -, da un lato si imporrà la necessità di terminare l’iter di emanazione dei decreti, ma dall’altro i partiti saranno impegnati nella campagna elettorale che precederà la formazione di un Parlamento con molti meno deputati e senatori. Dunque si assisterà ad una concentrazione dello sforzo riformatore in un momento anche molto particolare per il futuro politico di molti parlamentari che nella prossima legislatura neanche forse ci saranno più. Riguardo la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario, secondo il sito Italia Domani che raccoglie i traguardi e gli obiettivi da perseguire nell’ambito del Pnrr, non è prevista alcuna data specifica: eppure però bisogna scongiurare il rischio che a guidare l’emanazione dei decreti attuativi sia il nuovo Governo, considerato che la delega non scade e che la scadenza tra elaborazione dei decreti e pareri delle commissioni si colloca a luglio 2023. Non vorremmo che finisse come i decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario di Orlando, finita nel cassetto del Governo gialloverde.

La posta in gioco è alta: si va dalla revisione del numero dei magistrati fuori ruolo alle modifiche del sistema di funzionamento del consiglio giudiziario, che vedono protagonisti proprio gli avvocati. La legge Cartabia, come ribadito dalla presidente del Cnf Maria Masi, “tiene conto, appunto, anche delle indicazioni che il Consiglio nazionale forense ha portato avanti negli anni, con particolare riferimento al diritto di voto degli avvocati nei Consigli giudiziari per le valutazioni - anche positive - dei magistrati, con preventivo parere dell’Ordine forense di riferimento”. Infine, completamente slegata dagli obiettivi europei, c’è la riforma del carcere, che sembra essere un po’ la Cenerentola di tutte le riforme. A fine dicembre è stata pubblicata la Relazione della Commissione Ruotolo, ma ad oggi nessun atto concreto: da quanto appreso si stanno facendo progressivamente riunioni per darne attuazione, almeno alle modifiche del regolamento penitenziario. Ma nel frattempo incombe il caldo, le celle diventano roventi, i detenuti guardano il soffitto “Aspettando Godot”.