di Giansandro Merli
Il Manifesto, 8 gennaio 2026
Misure su agenti, migranti, minori. Tra governo e maggioranza ferve il lavoro per la presentazione di nuove norme sulla “sicurezza”. Lo schema legislativo non è ancora definito, anche se probabilmente si tratterà di un decreto, a cui stanno lavorando i tecnici di Chigi, Viminale e ministero della Giustizia, e di un disegno di legge, a cura della Lega. Una ghiotta occasione per le destre di mandare segnali al proprio elettorato e allo stesso tempo creare contraddizioni nel campo largo, dove 5S e Pd sono recentemente tornati a battere su questi temi sperando di usarli per criticare il Governo.
Il decreto dovrebbe concentrarsi su una stretta sul portare coltelli, con un’attenzione particolare ai minori, e l’introduzione dello scudo legale per gli agenti di polizia. Un pallino per il governo, che sta cercando la giusta formula da diversi mesi. I dubbi giuridici e i rischi di incostituzionalità sono tanti, per dribblarli l’idea è puntare a evitare gli automatismi che si generano con l’iscrizione nel registro degli indagati. In particolare, per poliziotti e carabinieri, la sospensione dal servizio.
Parallelamente la Lega, desiderosa di recuperare attenzione attraverso i suoi temi identitari, sta lavorando a una proposta legislativa che intervenga ancora sulle politiche migratorie. Nuovi ostacoli a cittadinanza e ricongiungimenti familiari, ma anche misure che prendono di mira i giovani stranieri. Questo per tentare di capitalizzare politicamente le ansie alimentate da politica e stampa con la costruzione del nuovo nemico pubblico che toglierebbe il sonno agli abitanti delle città italiane: i cosiddetti “maranza”.
Una prima norma dovrebbe ridurre da 21 a 19 anni l’età in cui i minori stranieri non accompagnati possono restare, se il tribunale risponde affermativamente a una loro richiesta, nei centri di accoglienza. Più ragazzi finirebbero così per strada e più presto.
Un’altra dovrebbe autorizzare quelli che il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega) considera “ricongiungimenti familiari al contrario”: deportazioni di minorenni, finora vietate, dopo l’individuazione della famiglia nel paese di origine. L’idea è partire da quelli che hanno commesso reati ma c’è da scommettere che, se la cosa funzionasse, caduto il paletto della minore età per i rimpatri, sarebbe presto estesa agli altri.










