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di Adriano Sansa*

Famiglia Cristiana, 12 febbraio 2026

Piove a catinelle: facciamo una legge che lo proibisca? C’è siccità: facciamo una legge? Sembra di essere tornati alle epoche di magie e sacrifici agli dei. Ma non è una buona idea. Davanti alla recrudescenza dei femminicidi o dell’uso dei coltelli, ai delinquenti che devastano pacifici cortei e colpiscono gli agenti, esiste già un’abbondante legislazione. Servono più agenti meglio trattati, più magistrati per processi rapidi, nuove carceri per detenzioni severe ma umane; dove è possibile, prevenzione e dialogo. La legittima difesa e lo stato di necessità sono cause di giustificazione già ben presenti e radicate nell’ordinamento vigente: perché confonderle con registri speciali e confusi espedienti?

Il fermo dei sospetti considerati dalla polizia capaci di molestare cortei e manifestazioni pubbliche è una ferita ai principi fondanti della civiltà, tanto vaghi ne sono i presupposti: potremmo finire tutti in galera per dodici ore, senza alcun intervento di un giudice ma solo con l’informativa al pubblico ministero, che domani potrebbe essere sottomesso all’Esecutivo.

Questa è l’obiezione di fondo ai vari pacchetti sicurezza, in massima parte atti di ostentazione; in parte minore di qualche efficacia, per esempio contro troppa libertà di armi proprie e coltelli; per il resto espedienti di dubbia costituzionalità, capaci di ferire l’uguaglianza davanti alla legge, di convincere di una loro onnipotenza gli elementi peggiori delle polizie e di danneggiare il rapporto con i cittadini.

Ah questa Costituzione, un tempo la più bella del mondo; ah questa Corte dei Conti che ostacola gli sperperi; ah questi giudici un tempo osannati, specie da morti. Quanto fastidio danno a chi vuole non solo il Governo ma il potere, incontrollato, retto da un Capo. Eppure lo abbiamo provato, e ci basta, per sempre.

*Ex magistrato