di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 2 marzo 2026
Ragazze e ragazzi attivi nella vita sociale e non si ritrovano nei canali istituzionali. Meno in parrocchia, più nei circoli sportivi. Si coinvolgono per l’ecologia e i diritti. Sempre più distanti dalla politica, sempre più vicini alla vita sociale. I giovani in Italia partecipano a loro modo, ma partecipano. Il ritratto da questa prospettiva dei giovanissimi in Italia ricavato dai dati raccolti da Istat è chiaro: il 44,7% delle persone fra i 14 e i 19 anni svolge attività di partecipazione sociale. Che poi diminuisce al crescere dell’età. Al contrario la gran parte dei ragazzi e delle ragazze fra i 14 e i 17 anni - il 63,5% - e quasi la metà di quelli fra 18 e 19 anni (45,8%) non parla mai di politica. Pochi sono quelli che si informano: lo fa almeno una volta a settimana il 16,3% dei ragazzi di 14-17 anni e poco più di un terzo (34,6%) dei 18-24enni.
A non informarsi mai sono, rispettivamente, il 60,2% e il 35,4%. La politica interessa qualcuno, ma non attiva. La curiosità e la voglia di esserci a livello sociale invece attivano come dimostrano i dati inseriti da Istat nel Bes 2024, il rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia. Le attività sono diverse e molteplici: fanno parte di circoli sportivi, partecipano a incontri o iniziative di parrocchie e gruppi religiosi, si ritrovano per riunioni in associazioni culturali o ricreative, ecologiche, per i diritti civili e per la pace.
Nel 2013, il primo anno in cui erano stati raccolti questi dati, le attività promosse dalle parrocchie erano in cima alla lista, oggi sono superate dalle attività in circoli o club sportivi; minoritaria ma in crescita tra il 2019 e il 2020, con l’onda lunga dell’effetto Greta Thunberg e del suo impegno, la partecipazione alle attività per gruppi ecologici e per i diritti civili. “La capacità attrattiva delle parrocchie - spiega Miria Savioli di Istat, una delle curatrici del rapporto Bes - è andata progressivamente diminuendo, mentre l’attività più diffusa è quella che i ragazzi possono svolgere nell’ambito di un’associazione o di un circolo sportivo. Dai dati raccolti si nota che la quota della partecipazione dei più giovani non è ancora tornata ai livelli di prima della pandemia con l’eccezione dei circoli sportivi che attraggono di più”. Fare sport insieme agli altri orienta la voglia di essere presenti nella vita sociale dei più giovani.
“Per un ragazzo - aggiunge Alessandra Tinto, altra curatrice del Rapporto Bes - recarsi in un luogo di sport è un modo per confrontarsi con altri coetanei. Tuttavia, i dati recenti mostrano un cambiamento: anche tra i più giovani si registra un maggiore impegno sociale da parte dei maschi, mentre la differenza di genere negli anni precedenti non era così marcata in questa fascia d’età. È proprio la partecipazione alle attività di un club sportivo che determina la differenza, infatti mentre il 37,8% dei giovani maschi è iscritto a un club o circolo, la percentuale è parecchio più contenuta tra le coetanee e scende a 26,8%”. Ma i giovani non sono disillusi e ripiegati in se stessi come appaiono nel dibattito pubblico. Non ha dubbi su questo punto Alessandro Rosina, docente di Demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. “Il divario tra partecipazione sociale e politica è oggi uno degli elementi più critici che emergono dalle ricerche sulle nuove generazioni - spiega Rosina - mentre l’impegno civico e associativo mostra segnali di vitalità, la partecipazione politica tradizionale appare in affanno”. I dati del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo mostrano con chiarezza che non siamo di fronte a un disimpegno generalizzato, bensì a una trasformazione delle forme della partecipazione. I giovani non rifiutano la dimensione pubblica, né il bene comune. Al contrario, manifestano una forte sensibilità verso temi come l’ambiente, la giustizia sociale, i diritti, la qualità del lavoro e dell’abitare.
“Ciò che cambia - aggiunge Rosina - è il modo in cui cercano di incidere: selezionano gli ambiti in cui percepiscono un legame credibile tra il proprio impegno e gli effetti prodotti. Il nodo centrale non è quindi l’assenza di interesse, ma una crisi di riconoscimento. Molti giovani faticano a ritrovarsi nei canali tradizionali della partecipazione, soprattutto politica, perché li percepiscono come poco permeabili, autoreferenziali e scarsamente capaci di includerli come soggetti attivi. Una distanza che non è disillusione, ma disconnessione tra aspettative e strumenti disponibili”.
L’Emilia Romagna sta tentando di contrastare il distacco dei giovani dall’impegno attivo con “Youz”, il Forum giovani che ha rilanciato con un percorso di ascolto delle nuove generazioni e co-progettazione delle politiche regionali. Nel 2025 ha preso il via una piattaforma di progettazione partecipata, che mette in rete istituzioni, territori e giovani per un percorso che vuole ampliare la partecipazione e sperimentare nuove modalità di coinvolgimento. Un progetto innovativo che nasce nella regione in cui Parma sarà la Capitale europea dei giovani 2027.











