di Lino Lava
Il Gazzettino, 24 luglio 2019
Uno degli ultimi episodi eclatanti di aggressione al Due Palazzi risale allo scorso 18 giugno. Erano le 5,30 del mattino quando un detenuto italiano ha chiesto aiuto per un problema medico. Quando l'agente della polizia penitenziaria è arrivato alle sbarre della cella, il recluso lo ha colpito con un pugno al volto, minacciandolo di lanciandogli contro tutto ciò che gli capitava a tiro. L'agente è stato accompagnato in infermeria. Dall'inizio del 2018 a oggi sono state 40 le aggressioni agli agenti della polizia penitenziaria da parte dei reclusi. E adesso il pubblico ministero Sergio Dini ha aperto un altro capitolo dell'inchiesta sul carcere.
Aggressioni e tentativi di sommossa. Secondo i rappresentanti sindacali degli agenti, anche al Due Palazzi di Padova c'è mancanza di personale. Onofrio Bellini, segretario provinciale dell'Uspp, afferma che si tratta di una "problematica che riguarda gran parte dei penitenziari italiani. Tentativi di sommossa e angherie di ogni genere, come dimostrano i recenti fatti di cronaca e le statistiche che segnano un preoccupante aumento degli episodi violenti. Complimenti al personale di polizia penitenziaria del Due Palazzi, che nonostante le gravi carenze degli organici e le tante ore di lavoro richieste riesce a prevenire e allontanare le minacce per l'ordine e la sicurezza".
.Un'altra recente aggressione ha visto come protagonista un detenuto straniero che ha preso a calci e a pugni un agente, finito all'ospedale e dimesso con una prognosi di guarigione di venti giorni. L'agente era stato aggredito dallo stesso detenuto anche in novembre, quando si verificò un tentativo di rivolta presumibilmente per via della mancata erogazione di acqua calda nelle docce a causa di un guasto nella struttura. Il detenuto straniero chiuse con un calcio uno dei cancelli su una mano dell'agente ferendolo e procurandogli delle lesioni.
"Sono episodi di cui è la Polizia Penitenziaria a fare le spese", afferma Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, e aggiunge: "E' un sistema in cui l'assenza di sostanziale legalità e di regole certe rende possibile che i detenuti colpiscano impunemente chi rappresenta lo Stato e i principi della civile convivenza.
Peraltro, se tali condizioni sono caratteristica dell'attuale sistema penitenziario nazionale il disagio e la profonda sofferenza del personale di polizia penitenziaria in ogni attribuzione costituiscono la principale falla nella gestione delle carceri nel Triveneto in cui all'assenza di risposte idonee da parte delle direzioni degli istituti corrisponde la sostanziale e grave inerzia del provveditore regionale Enrico Sbriglia", afferma Beneduci.
"In tali condizioni è quanto mai urgente che il Guardasigilli Bonafede e il Sottosegretario delegato Morrone si preoccupino da un lato di dotare la polizia penitenziaria di maggiori organici, atteso che gli attuali sono stati falcidiati da innumerevoli e ingiustificate riduzioni anche dalla legge Madia, nonché di concreti strumenti anti aggressione quali spray al peperoncino e taser e d'altro canto, stante la scadenza degli incarichi di alcuni degli attuali dirigenti regionali dell'Amministrazione penitenziaria di assegnare nuove e più idonee figure a tali incombenze laddove sia confermato il fallimento dei presenti e ciò non solo nell'interesse interno agli istituti di pena ma anche per la sicurezza della intera collettività", conclude il segretario dell'Osapp.
Sono cinque anni che il pubblico ministero Sergio Dini indaga tra le sbarre del carcere Due Palazzi. Tutto è iniziato l'8 luglio 2014, quando gli agenti della Squadra mobile scoprirono un traffico di droga, di telefoni cellulari e di computer. Un giro d'affari gestito da alcuni agenti della penitenziaria e da detenuti legati alla Camorra e alla Sacra Corona Unita. Ora si dovrà indagare sulle aggressioni.










