di Ilaria Dioguardi
vita.it, 26 marzo 2026
Nella casa di reclusione di Padova il 26 marzo è previsto un incontro di formazione tra persone detenute e studenti dell’istituto di istruzione superiore Atestino di Este. Ma il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, senza spiegazione, non ha concesso gli ingressi ai ragazzi minorenni. “Dovevamo andare con 50 ragazzi, ne potranno entrare solo 15. Quest’esperienza è molto importante per i giovani, per la formazione di una coscienza umana e politica e di cittadinanza”, spiega la docente Chiara Brunello. La direttrice artistica Maria Cinzia Zanellato dice: “Seguo un gruppo di giovani adulti, che non vedevano l’ora di poter incontrare dei ragazzi dall’esterno”.
Il 26 marzo, nella casa di reclusione di Padova, è in programma un incontro di formazione per gli studenti dell’istituto di istruzione superiore Atestino di Este, con la presentazione dello spettacolo Babele, organizzato dal TeatroCarcere Due Palazzi. Il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria-Dap ha concesso i nullaosta solo per i ragazzi che hanno compiuto 18 anni. “Dei 50 partecipanti previsti, 35 non potranno entrare perché sono minorenni. Abbiamo chiesto le motivazioni, ma non ci è ancora stata data risposta”, dice Chiara Brunello, docente di religione dell’istituto.
Giustizia riparativa. Non solo sui libri - L’incontro è stato programmato con largo anticipo e preparato a lungo, sia dagli studenti dell’istituto superiore sia dalle persone ristrette nell’istituto penitenziario di Padova. “È la prima volta che il progetto prevede l’ingresso in carcere. Quando ci siamo incontrati a settembre, abbiamo pensato con la direttrice artistica Maria Cinzia Zanellato, e come istituto scolastico, di lavorare sulla legalità e sulla giustizia riparativa”, dice la docente Brunello.
“Abbiamo studiato un progetto di ampliamento dell’offerta formativa, oltre a quello che si fa nei banchi. Per noi che studiamo diritto, i percorsi che organizziamo prevedono soprattutto di avere dei riscontri con la realtà, di andare a vedere che cos’è la giustizia, in particolare quella riparativa, con un bagaglio di esperienza. Ciò è richiesto anche dalla normativa, dai percorsi di educazione alla cittadinanza. Con dei colleghi abbiamo predisposto dei percorsi didattici all’interno della scuola, ampliando l’insegnamento della religione con un “taglio” di educazione civica”.
L’importanza della rieducazione - Il progetto è stato pensato per gli studenti del triennio, “abbiamo già dei casi di ragazzi che hanno delle querele. Noi insegnanti di religione abbiamo deciso di puntare ad una formazione sull’umanità della pena, sull’importanza della rieducazione come finalità anche costituzionale della nostra impostazione giuridica e carceraria. Abbiamo raccolto le 50 adesioni (la capienza massima dell’auditorium del Due Palazzi) perché volevamo che fossero i ragazzi stessi a decidere se partecipare o meno, per avere la giusta motivazione. Già da gennaio abbiamo prenotato un pullman. Ma ora che siamo in pochi ad andare all’incontro, andremo con i mezzi pubblici”.
Senza una motivazione - “Per entrare in carcere, abbiamo mandato tutti i documenti e la modulistica, compresa quella in cui si afferma che non ci sono pendenze giudiziarie né su di noi né sui nostri parenti stretti. Sempre la direzione ci ha fornito una modulistica a parte per i minori. Nel frattempo, abbiamo presentato il progetto d’istituto alla Direzione d’istituto e l’abbiamo mandato alla direttrice del carcere Maria Gabriella Lusi. Qualche settimana prima della data dell’incontro/spettacolo, ci è stato comunicato che non erano arrivati i nullaosta per i minorenni, senza una motivazione”, prosegue Brunello.
L’importanza dei messaggi di coerenza - “Ciò che mi interessa è il benessere dei ragazzi, la coerenza rispetto alle indicazioni che diamo e anche la consonanza dei messaggi tra istituzioni. Io sono un pubblico ufficiale come lo è la direttrice del carcere. Il nostro interesse come ente di formazione e di educazione dei ragazzi è di dare dei messaggi di coerenza, visto che parliamo anche di legalità”, prosegue Brunello. “Secondo me, l’autogol che abbiamo fatto è quello di smentire con i fatti quello che con le indicazioni vogliamo insegnare, cioè che la giustizia esiste, che la legalità è affidabile, che gli enti a cui siamo affidati ci tutelano e lavorano insieme per il nostro benessere e la nostra crescita. Questo dispiace veramente. Quando tra istituzioni non si riesce a convergere su obiettivi comuni ne va di mezzo il messaggio di coerenza tra enti che arriva agli studenti, a maggior ragione in un progetto dedicato alla giustizia ed alla legalità. La visita alle istituzioni che mettono in pratica la giustizia si inscrive, appunto, in questa fiducia che la scuola continua a promuovere tra le giovani generazioni”.
Tra l’altro, le indicazioni a cui fa riferimento la docente Brunello sembrano proprio portare ad un’apertura del carcere alla popolazione giovane, visto che quest’anno, per la prima volta, il Servizio civile universale si può svolgere in carcere: 33 ragazze e ragazzi potranno diventare operatori volontari in 11 istituti di pena.










