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di Sara Busato

Corriere del Veneto, 13 maggio 2023

Marcus, Augusto e Leonard: sono solo tre degli studenti del progetto università in carcere, avviato due decenni fa dal Bo per portare l’offerta formativa universitaria in carcere e garantire l’accesso all’istruzione alle persone detenute. “La cultura, l’istruzione e il diritto allo studio sono fondamentali assieme al lavoro - ha commentato Claudio Mazzeo, direttore del carcere di Padova - per costruire percorsi di inclusione e di reinserimento sociale”.

Ieri mattina al Due Palazzi la rettrice Daniela Mapelli ha inaugurato, alla presenza delle istituzioni, il ventesimo anno accademico: “Penso sia giusto - ha commentato - richiamare il valore fondamentale del nostro Ateneo, ovvero la libertà. Sono fortemente convinta che il sapere è sempre una delle varie forme di libertà e che la cultura restituisce dignità e valore al tempo della pena”.

Lo scorso anno, inoltre, è stato attivato il corso universitario sociologia del carcere interamente in presenza: primo del suo genere in Italia, permette agli studenti di confrontarsi con l’ambiente penitenziario e agli studenti ristretti di guardare la realtà detentiva da una prospettiva diversa, interagendo con persone al di fuori dell’ambiente carcerario. Padova, quindi, rappresenta un modello nazionale. “Abbiamo aperto - ha aggiunto la professoressa Francesca Vianello - una strada condivisa con altri quaranta atenei. A livello italiano sono circa 1.200 gli studenti che da un carcere provano a laurearsi”. A Padova sono invece 63, di cui 52 nella casa di e i restanti nel Polo universitario: una cittadella che offre un ambiente adeguato allo studio dotato di spazi comuni, orari di visita estesi per i docenti e i 21 tutor nonché collegamento a Internet (con limitazioni) e biblioteca. “Mi sento orgoglioso - ha commentato Marcus, studente di Scienze Politiche - di far parte di questa Università. La conoscenza è un aspetto importante nella crescita di una persona: grazie allo studio e al lavoro ho potuto riacquisire la mia dignità”. Poi c’è Augusto, sessantenne napoletano autore di due pubblicazioni. La sua è una carriera universitaria già avviata: due lauree, un master e tra due mesi una laurea in Sociologia. Ora è iscritto al primo anno di Filosofia: “Lo studio mi rende libero. L’ignoranza, al contrario, rende le persone fragili e può diventare strumento di manipolazione”.

Prosegue, nel frattempo, la protesta di Studenti per Udu davanti all’ingresso di Palazzo Bo, dove per la terza notte consecutiva hanno dormito nelle tende posizionate sotto ai portici dello storico edificio che ospita il rettorato per protestare contro il caro affitti degli alloggi. Nella mattinata di ieri hanno ricevuto la visita del sindaco Sergio Giordani e degli assessori Antonio Bressa e Francesca Benciolini, con gli studenti stessi che sottolineano: “Abbiamo registrato delle aperture dall’amministrazione, ad esempio sull’estensione all’intera provincia del contratto a canone concordato per studenti, ma servono da tutti risposte efficaci e tempestive”. A tal proposito, intorno alle 16.30 di ieri, una delegazione è stata ricevuta anche dalla rettrice Daniela Mapelli.