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di Davide D’Attino

Corriere del Veneto, 3 febbraio 2026

La relazione in consiglio comunale. Questa mattina manifestazione dei centri sociali. Peccato. Si sarebbe forse potuto fare un piccolo strappo alle regole dell’aula. E quantomeno alla luce dei due uomini che si sono tolti la vita nelle loro celle mercoledì e venerdì della scorsa settimana, a distanza di neanche 48 ore l’uno dall’altro, concedere al Garante cittadino dei detenuti, Antonio Bincoletto, qualche minuto in più rispetto ai 10 prestabiliti, magari poi lasciando spazio ad un paio di interventi dai banchi di maggioranza e opposizione.

Anche perché, ieri sera in consiglio comunale, leggendo (con voce a tratti commossa) il consueto report annuale sulla situazione all’interno del carcere Due Palazzi, il professor Bincoletto, già insegnante di Lettere in alcuni istituti superiori padovani, ha usato toni piuttosto netti, comprensibilmente ed umanamente scosso dal suicidio del cosentino Giovanni M., 74 anni, ergastolano legato alla criminalità organizzata calabrese (faceva parte dei 23 del reparto di Alta sicurezza di cui sette giorni fa, all’improvviso, è stato ordinato l’immediato trasferimento in altre strutture quali Parma, Sulmona, Secondigliano e Catanzaro), e quello del vicentino Matteo G., 33 anni, che nel 2029 avrebbe finito di scontare la sua pena per piccoli furti in abitazioni, cantieri edili, magazzini pubblici e sale slot (la madre sostiene che sarebbe stato indotto all’estremo gesto, portando la procura ad aprire un fascicolo d’indagine).

Dopo aver evidenziato che, al Due Palazzi, l’indice di sovraffollamento ha toccato quota 155% (tra circondariale e penale, a fronte di 626 posti regolamentari, ci sono 787 reclusi, il 53,6% dei quali di cittadinanza straniera), Bincoletto è tornato sull’inaspettato trasloco dei ristretti dell’alta sicurezza: “Così facendo, si rischia di mettere in ginocchio una delle realtà carcerarie più virtuose d’italia, in cui, da decenni, si lavora per un’applicazione rigorosa di quanto prevede la nostra Costituzione. Non solo contenimento, ma anche, anzi specialmente, accompagnamento e rieducazione: la via maestra per produrre maggior sicurezza sociale”.

E ancora, ascoltato in silenzio dall’intera aula: “Per costruire una società più sicura - ha scandito il Garante - bisogna superare l’idea del carcere come “vendetta di Stato”, adoperando il tempo della detenzione per migliorare le persone, costruendo consapevolezza, responsabilità e senso della legalità. Altrimenti, come ci raccontano i dati, oltre il 70% di chi esce dal carcere senza aver fatto significativi percorsi di cambiamento, ritorna a delinquere”. Infine, prima di donare una spilletta con un drappo nero in segno di lutto sia al sindaco Sergio Giordani che al presidente del parlamentino padovano Antonio Foresta, Bincoletto ha ammonito: “Oltre a piangere i morti, adoperiamoci per salvaguardare la “vocazione trattamentale” del Due Palazzi, valorizzando le tante realtà di volontariato e del terzo settore che vi operano”.

Intanto, oggi a mezzogiorno, proprio di fronte al carcere cittadino, è in programma un presidio dal titolo “Basta morti di Stato” convocato dal centro sociale Pedro e a cui hanno aderito, tra gli altri, Antigone, Stria, Adl-cobas, Polisportiva San Precario, Quadrato Meticcio, Rifondazione comunista, Giuristi democratici e Coalizione civica.