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di Igor Compasso

padovaoggi.it, 5 febbraio 2026

L’assessore alla sicurezza del Comune di Padova: “Se la soluzione al sovraffollamento è costruire nuove carceri a fronte di decreti che invece di ridurre aumentano i reati per poi riempire ancora di più quelli che ci sono, vuol dire l’obiettivo non è più recuperare le persone ma volerle punire e basta”. “La relazione in aula consiliare del professor Antonio Bincoletto, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Padova, l’ho ascoltata con grande attenzione. E ha colpito tutti, ne sono certo, perché ha trasferito una passione enorme rispetto a questo tipo di attività”.

L’assessore Diego Bonavina, lunedì 2 febbraio era in aula insieme a tutto il consiglio ad ascoltare l’ultima relazione del garante al termine del suo mandato. Questo a pochi giorni dai due suicidi avvenuti nel carcere Due Palazzi di Padova. 

“Entrando nel merito di quello che ha detto - riferendosi alla relazione di Bincoletto - riguardo le attività che vengono fatte grazie alle associazioni che le svolgono, vanno salvaguardate e lui ha spiegato bene perché. Certo, non è stato facile far passare quel concetto, parlando di carcere modello a fronte di due suicidi in una settimana”, fa notare con una certa amarezza l’assessore alla sicurezza del Comune di Padova, Diego Bonavina. Ci hanno tenuto, sia il Sindaco Giordani che l’assessore Bonavina a elogiare il lavoro della direttrice del carcere, la dottoressa Maria Gabriella Lusi, alla quale hanno espresso massima vicinanza in un momento di grande difficoltà.

“L’aspetto più importante sul quale bisogna soffermarsi è il fatto che sono morte due persone e questo è una sconfitta per tutti”, sottolinea Bonavina, che poi non si nasconde e dice: “Certo, ci sono delle responsabilità e non dobbiamo nasconderci. Le ha chi in alto - dice non nominandolo ma facendo riferimento al Dap - ha preso certe decisioni e tutti noi, sia come istituzioni che come cittadini, non abbiamo saputo reagire difendendo l’impegno e il lavoro dei tanti che hanno appunto quello del carcere padovano a un modello a cui guardare”. 

Poi Bonavina fa quella che sembra una digressione, facendo un ragionamento più generale che però poi ci riporta al punto: “Stiamo vivendo un momento davvero difficile, a livello globale. Si minano istituzioni internazionali come l’Onu, mettendo in discussione l’intero diritto internazionale sopraffatto da prove di forza. Lo fanno le cosiddette grandi potenze, sia dentro che fuori casa loro”, dice riferendosi a Usa, Iran, Russia ecc… pur non citandole. “A cascata sembra che chiunque sia ora autorizzato a imporre con la forza il proprio credo. E lo vediamo in tutti gli aspetti, quindi anche nella gestione del carcere”, sottolinea Bonavina che entra nel merito della sua affermazione. 

“Se la soluzione al sovraffollamento è costruire nuove carceri a fronte di decreti che invece di ridurre aumentano i reati per poi riempire ancora di più quelli che ci sono, vuol dire che si passa da voler recuperare le persone a volerle punire e basta, andando anche contro la Costituzione”, chiarisce Bonavina. Non fa nomi o riferimenti, ma è chiaro che sono le decisioni e l’indirizzo che sta dando il Dap, dove è presente anche il sottosegretario padovano Andrea Ostellari, non piacciono all’assessore. I due sulla sicurezza hanno idee diverse e questo non è certo un mistero. “Togliere strumenti a chi per aver commesso dei reati avrebbe la possibilità di rientrare nella società tramite specifici e consolidati percorsi, è profondamente sbagliato. Il motivo per cui poi, adesso, questo vuole essere cancellato in un carcere dove si è dimostrato essere un sistema che porta a risultati, mi pare chiaro”, dice con tono sicuro. 

Prima di salutarci Bonavina racconta un aneddoto risalente a tanti anni fa, a quando era adolescente: “Il mio primo compito alle superiori, tema d’italiano, era proprio su quanto stiamo discutendo oggi. Sulla differenza tra autorità e autoritarismo. Sarebbe interessante riproporlo oggi, ma io ricordo molto bene cosa avevo scritto. E il mio punto di vista, nonostante siano passati tanti anni, le esperienze e tutto il resto, non è cambiato. Oggi sono in troppi a confondere due principi in realtà molto distanti mettendoci però tutti in pericolo. Alla faccia della sicurezza, verrebbe da dire”.