sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Matilde Bicciato

Corriere del Veneto, 16 settembre 2025

Il presidente Rossi: “Le condizioni di vita in molti istituti di pena nel nostro paese sono insostenibili e l’Italia è anche stata condannata dalla corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti quotidiani, con suicidi sia dei detenuti che delle guardie carcerarie. Aumentano le persone dentro in carcere, diminuiscono i soldi, con una situazione che è critica. Padova non fa eccezione”: il drammatico bilancio che parla della popolazione detenuta è stato raccontato per primo dall’avvocato Francesco Rossi, in occasione della presentazione di “Le mie prigioni”, il recital prodotto dall’ordine degli avvocati e dalla camera penale di Padova.

Il dato più impattante è stato quello del sovraffollamento, in relazione proprio al carcere della città del Santo, con un tasso del 155%: con una disponibilità di quattrocento posti effettivi per la Casa Circondariale, la struttura ospita in tutto 620 detenuti. “È in un contesto come questo che i suicidi dei detenuti e delle guardie carcerarie continuano ad aumentare”, ha ribadito Rossi.

“E che i suicidi in carcere - raddoppiati negli ultimi dieci anni - non siano dovuti alla congenita fragilità degli individui o a un loro disagio che prescinde dalle condizioni di detenzione, è dimostrato dal fatto che la percentuale delle persone che si suicidano in carcere è venticinque volte più alta di quelle che si tolgono la vita fuori. Una sordità che fa pensare che non si tratti di un problema di risorse, ma di una scelta” ha detto l’avvocato, rivolgendosi anche alla direttrice del Due Palazzi, Maria Gabriella Lusi, presente al tavolo.

“Una scelta che deriva dalla convinzione che in carcere ci sia quella parte di umanità indegna e comunque colpevole. Colpevole prima di tutto di essere tossicodipendente, immigrato, povero, fragile o contestatore”.

Una richiesta di attenzione che comunque è stata accolta dalla direttrice del carcere, Lusi: “La strada del successo è quella della sinergia, tra le istituzioni ma anche tra le attività interne al carcere. Un sistema che vuole il detenuto in carcere lo vuole far vivere, e non sopravvivere. In seicento detenuti interni alla Reclusione, abbiamo in tutto settantuno permessi premio: è un dato che testimonia il lavoro fatto e che deve essere rilevante”.

Un numero che però ha subito richiamato anche una precisazione dell’avvocata Paola Rubini, presidente della camera penale di Padova, che ha ribadito come uno dei dati meno digeribili sia quello relativo alla casa circondariale, l’istituto penitenziario di via Due Palazzi destinato alla custodia di persone in attesa di giudizio o per l’esecuzione di pene detentive di breve durata, generalmente inferiori a cinque anni: “Il sovraffollamento fa sì che là dentro vi siano 256 persone, di cui due terzi con pene definitive, al di sotto dei cinque anni. Quello non sarebbe il loro posto”.