di Luca Preziusi
Il Gazzettino, 5 febbraio 2026
La decisione di chiudere il reparto di alta sicurezza preceduta da un nutrito scambio di e-mail. Poi l’annuncio del trasferimento dei detenuti e due suicidi in poche ore. Prima del trasferimento dei detenuti del circuito dell’Alta Sicurezza e dei due suicidi, tra il Dap e il Due Palazzi c’era già stato parecchio carteggio. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria più volte ha scritto alla direzione negli ultimi mesi (ma anche anni), partendo dalle misure di coordinamento tra le aree e dettando le linee guida per la prevenzione. Ma anche per mettere in fila le gerarchie e ristabilire i ruoli.
I fatti e i suicidi - Il 29 gennaio scorso per 23 detenuti dell’Alta Sicurezza la sveglia era suonata all’alba: trasferiti quasi tutti in Sardegna. Il carcere era stato declassato nel 2015 sulla carta, ma il provvedimento non era mai stato operativo dopo che si erano messi di traverso associazioni, sindacati e addirittura il direttore dell’epoca, Salvatore Pirruccio.
Sono partiti però solo in 22, perché durante la notte uno di loro ha deciso di non farlo e di togliersi la vita. Il 73enne Pietro Giovanni Marinaro, boss della ‘ndrangheta tra gli anni Settanta e Ottanta, viveva al Due Palazzi da 18 anni, stava scontando l’ergastolo e durante il giorno era impegnato in un laboratorio di cucito. Il giorno dopo, un altro detenuto, il 22enne Matteo Ghirardello, che invece il trasferimento lo aveva chiesto, si toglie la vita pure lui. Il trasloco improvviso e due suicidi in altrettanti giorni descrivono una situazione difficile all’interno del carcere, che ovviamente attira le proteste delle associazioni che ci lavorano da anni, trascinandosi anche polemiche politiche e i mal di pancia all’interno del governo centrale.
Le circolari - Dai documenti emerge come l’organo del ministero della Giustizia abbia iniziato a pretendere verso la fine dello scorso anno il “dictat” sulle autorizzazioni per i detenuti dell’Alta Sicurezza. Si tratta dei permessi per partecipare ai momenti organizzati all’interno del penitenziario da parte delle associazioni e delle realtà del terzo settore. Tra questi, nascosti dietro la definizione di “eventi trattamentali” nelle circolari firmate dal direttore generale Ernesto Napolillo, ci sono anche le opportunità di lavorare per i detenuti. E nel carcere di Padova fa la differenza. C’è una pasticceria, l’officina dove si fabbricano le biciclette, il laboratorio dove vengono realizzate le sim card, fino al call center per le prenotazioni ospedaliere.
I messaggi - La decisione di aumentare il giro di permessi per concedere le autorizzazioni sono sembrati tentativi di far desistere: “Ogni richiesta dovrà essere trasmessa a questa direzione generale con congruo anticipo e ogni evento, progetto, iniziativa da svolgersi all’interno degli istituti dovrà avere l’autorizzazione dal dipartimento” sottoscrive Napolillo. Queste restrizioni, arrivate a fine 2025, hanno depotenziato il ruolo (e l’autorità) della direzione del carcere, del provveditorato regionale e del magistrato di sorveglianza, contribuendo probabilmente a generare tensioni dentro e fuori il Due Palazzi.
I trasferimenti - E niente è cambiato alcuni mesi dopo, quando il Dap ha provato ad alleggerire parlando di semplice nullaosta. Anzi, in più occasioni è tornato a ribadire l’importanza del lavoro fatto dalle associazioni, tenendo però fuori i reclusi dell’alta sicurezza: “Il principio di separazione tra circuiti - scrive sempre il direttore generale Napolillo a marzo 2025 - trova la sua ratio anche nella necessità di evitare il potenziale pericolo che vengano veicolati dall’interno del carcere messaggi all’esterno. Ai fini della prevenzione, s’impone che la partecipazione alle attività trattamentali da parte dei soggetti appartenenti al circuito dell’alta sicurezza rimanga distinta e disgiunta da quella assicurata al resto della popolazione carceraria. Non saranno consentite iniziative congiunte”.
Ma le contraddizioni emergono quando si parla di trasferimenti, motivo per cui è scoppiato il caso la scorsa settimana. Stavolta firma il capo del dipartimento, Stefano Carmine De Michele: “Dev’essere impegno dell’ufficio matricola e della sorveglianza generale garantire fin dal primo contatto una sistemazione alloggiativa appropriata, perché il trasferimento e l’ingresso in un nuovo istituto rappresenta un momento di alta criticità”. E poi: “È indispensabile che il ricorso a trasferimenti esterni venga circoscritto ai soli casi indifferibili, se mal gestito non risolve i problemi ma li sposta altrove. Per questo dev’essere comunicato con congruo anticipo: ogni percezione di arbitrio alimenta rancore e conflittualità, con inevitabili ricadute sulla sicurezza interna”. Regole che non sembrano però essere state rispettate per primi da chi le ha scritte. L’esodo dalla sera alla mattina dal Due Palazzi infatti non è piaciuto ai vari piani del ministero della Giustizia. Tutto però è stato giudicato tollerabile, ma solo fino a quando non c’è stato il suicidio. E poi il secondo.










