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di Luca Preziusi

Il Gazzettino, 8 febbraio 2026

“Nuovi detenuti e aggressioni in aumento. Criticità senza precedenti”. Così il Sappe, sindacato della polizia penitenziaria, sulle condizioni nella struttura che sta attraversando un momento tesissimo. A fine gennaio due suicidi in pochi giorni. Continua la rivolta dentro il carcere Due Palazzi. Dopo il caos dei trasferimenti e dei suicidi, a cui sono seguite diverse manifestazioni di dissenso contro il Dipartimento (da parte soprattutto delle realtà del terzo settore), ora a spostare il mirino è la polizia penitenziaria. La stessa che nei giorni scorsi comunque aveva affiancato le proteste, accogliendo le parole di apertura del vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla.

Stavolta invece gli agenti denunciano un aumento del livello di aggressività di una parte dei detenuti, dovuta probabilmente alla convivenza nel primo blocco sia di detenuti del circuito cosiddetto “sex offender” (reclusi per violenza contro le donne), prigionieri comuni, sorvegliati speciali e destinatari di provvedimenti disciplinari. Una situazione che avrebbe quindi generato tensione, generando una escalation di violenza, a tal punto da portare al furto delle chiavi delle celle. Per questo i sindacati hanno scritto direttamente alla direttrice Maria Gabriella Lusi, chiedendo dei provvedimenti: “Le condizioni operative all’interno del 1° blocco hanno raggiunto un livello di criticità senza precedenti nel panorama penitenziario regionale - scrive il segretario nazionale per il coordinamento Triveneto del Sappe, Giovanni Vona -. C’è un preoccupante aumento del senso di impunità che sta mettendo in serio pericolo non solo il personale, ma anche la sicurezza dell’intero istituto”.

Alla luce di quello che è accaduto l’ultima settimana di gennaio, questo aggiunge attriti all’interno dell’istituto penitenziario, dove la convivenza è già forzata e obbligatoria. Negli ultimi mesi poi sono stati trasferiti al Due Palazzi altri detenuti provenienti da San Vittore (Milano), che avrebbero complicato ulteriormente le cose: “Assolutamente, per questo serve il rafforzamento dell’organico al primo blocco detentivo, gravemente carente a causa dei numerosi infortuni sul lavoro conseguenti ad aggressioni e perché sottostimato allo scopo - continua Vona -. Poi serve il trasferimento o la ricollocazione su altri piani dei detenuti provenienti da Milano San Vittore, quello dei reclusi responsabili di aggressioni verso altri istituti o sezioni a maggiore controllo, la fornitura di idonei dispositivi di protezione individuale, la rotazione mensile o bimestrale del personale del personale operante in detta sezione, vista la gravosità che genera maggiore stress fisico e psico-emotivo e l’intervento di personale addestrato” chiude il segretario.

La situazione quindi oggi è particolarmente delicata all’interno del Due Palazzi. Quello che era (e sembrava) un modello di reinserimento, riabilitazione e rinascita, sta diventando una polveriera. Non basta più l’impegno delle cooperative e delle associazioni per garantire un clima distensivo e dare una seconda possibilità a chi ha sbagliato e sta scontando la pena.

Come lo stesso Dipartimento scriveva nel carteggio con i vertici del Due Palazzi: “Il sovraffollamento costituisce un fattore moltiplicatore di tensione, che rende complessa la gestione della quotidianità detentiva. In simili condizioni diventa ancora più urgente che tutti gli operatori condividano il lavoro con la polizia penitenziaria - si legge nei dispositivi firmati dal capo del Dipartimento, Stefano Carmine De Michele - rendendosi disponibili in modo visibile e fattivo, facendosi carico di colloqui diffusi e spiegazioni dirette, chiarendo percorsi terapeutici, illustrando tempi e procedure”.