di Roberta Polese
Corriere del Veneto, 6 aprile 2025
Massimo La Bua, padovano di 62 anni, famoso per le truffe e i raggiri con le auto di lusso, ma anche per una rapina molto violenta, ora potrebbe diventare celebre per aver ottenuto giustizia anche in nome di molti detenuti. La Bua ha infatti vinto un ricorso in Cassazione contro il tribunale di Sorveglianza che gli ha negato un risarcimento per detenzione “inumana e degradante” nel carcere di Padova nel quale si è trovato ad espiare una delle sue pene tra il 28 agosto 2021 e il 15 dicembre del 2022.
La Bua, che era finito anche nella trasmissione Striscia La Notizia, aveva rilevato che mentre si trovava al Due Palazzi, la cella in cui si era trovato detenuto con un altro carcerato, formalmente ampia 9 metri quadrati, era in realtà più piccola perché nella stanza c’erano anche due letti. Tolto l’ingombro dei letti, i 5.90 metri quadrati a disposizione non sono sufficienti a garantire lo spazio vitale e di movimento di tre metri quadrati che dovrebbero essere garantiti non solo dall’ordinamento giuridico italiano ma anche dalle norme comunitarie.
Il tribunale di Sorveglianza ha respinto due volte le istanze di La Bua, sostenendo che i detenuti avrebbero potuto mettere un letto sopra l’altro, in modo da garantirsi più spazio di movimento. Negata ogni possibilità di avere il risarcimento chiesto, La Bua è ricorso in Cassazione, e gli Ermellini gli hanno dato ragione, disponendo un nuovo giudizio per lui presso il tribunale di sorveglianza di Venezia “che dovrà valutare l’eventuale esistenza dei fattori compensativi che comportino la possibilità di superare la forte presunzione di violazione dell’articolo 3 della Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) che deriva dalla costrizione di un detenuto in uno spazio inferiore a 3 metri quadrati in una cella collettiva”.
I giudici della Suprema Corte infatti hanno fatto riferimento a un pronunciamento delle sezioni unite del 2020, che ha fissato il principio generale secondo cui nel calcolo dello spazio individuale minimo deve essere considerata soltanto la superficie che assicura il normale movimento nella cella. “La superficie utile a scongiurare il rischio di trattamenti violativi dell’articolo 3 della Cedu è quella direttamente o agevolmente funzionale alla libertà di movimento del recluso all’interno della cella: è la superficie libera, perché non altrimenti occupata, ed agevolmente calpestabile”.
È vero che la superficie del letto singolo è usufruibile per il riposo e l’attività sedentaria, ma non lo è per il movimento. E i letti nelle celle, fa notare la Cassazione, non si possono muovere a piacimento. La parola passa ora al tribunale di Sorveglianza di Venezia. Se la Bua dovesse spuntarla potrebbe prendere 8 euro di risarcimento per ogni giorno di detenzione in condizioni inumane, moltiplicato per 474 giorni, danno circa 3.792 euro. E altri detenuti potrebbero seguire il suo esempio.











