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di Michela Nicolussi Moro

Corriere del Veneto, 17 agosto 2024

Una delegazione tra le celle: “Sovraffollamento e caldo e personale sottorganico”. Sovraffollamento, celle con quattro e perfino sei detenuti, caldo soffocante per mancanza di aria condizionata e ventilatori, lunghe liste d’attesa prima di poter ricevere un farmaco, personale in sottorganico e stressato. È la situazione della casa circondariale riscontrata ieri dalla delegazione composta dall’associazione “Nessuno Tocchi Caino” con i Radicali di Padova, Venezia e Verona, i Giovani Democratici di Padova, i consiglieri regionali Erika Baldin (M5S), Renzo Masolo (Verdi) e Arturo Lorenzoni (Gruppo Misto) e il Movimento Forense di Padova e Rovigo. “Insieme alla libertà non si può togliere la dignità ai detenuti, la pena dev’essere rieducativa - sottolinea Lorenzoni - ma è impossibile perseguire quest’obiettivo senza risorse, spazi, personale. Ci sono 211 reclusi a fronte di 188 posti, che in realtà sono meno del previsto per l’inagibilità di alcune celle. I poliziotti sono 130 invece di 143 e il carcere può disporre di un solo medico h24, che però deve dividersi tra due padiglioni. Mancano pure gli infermieri”. “Poiché l’assistenza sanitaria e l’istruzione sono materie di competenza regionale, presenteremo un’interrogazione alla giunta Zaia affinché potenzi e destini maggiore risorse a entrambe - completa Masolo, alla sua prima visita in un istituto di pena -. Le urgenze vengono coperte, ovviamente, ma se poi un detenuto soffre di mal di denti, per esempio, è costretto ad aspettare giorni prima di ricevere il farmaco adatto. E quelli di fascia C se li deve pagare. Mancano anche psicologi, psichiatri ed educatori”.

Ad accompagnare la delegazione in visita il direttore del circondariale, Anastasio Morante. “Non ha nascosto le difficoltà di dover operare senza finanziamenti adeguati - rivela Samuele Vianello, Segretario dei Radicali Venezia - per esempio non ci sono spazi per attività aggregative e ricreative e nemmeno i semplici ventilatori. Ne hanno ricevuti in dono 50, ma a fronte di 211 detenuti. Sul fronte dell’istruzione è difficile portare a compimento il ciclo delle scuole medie e non esistono corsi professionali, mentre in tema di misure alternative al carcere siamo in alto mare. Mancano i braccialetti elettronici e anche le opportunità di lavoro, necessarie a concedere la semilibertà, cioè l’uscita dalla casa circondariale, a chi ne ha i requisiti”.

Tutti disagi emersi dal confronto con l’intera popolazione penitenziaria, personale incluso. Come sollecitare la politica? “Il primo passo è di esortare il ministero della Giustizia e la Regione a creare un legame tra questa realtà e la società, attraverso il coinvolgimento di associazioni, cooperative e imprenditori in grado di agevolare il reinserimento dei reclusi - dichiarano Erika Baldin e Marco Vincenzi (Radicali Verona) -. È vero che nella casa circondariale ci sono le persone in attesa di giudizio, quindi la permanenza media è di 11 mesi ed è difficile avviare operazioni strutturate, ma almeno le basi per la rieducazione vanno messe.

Per esempio il sovraffollamento non è più un’emergenza ma un problema consolidato, per non parlare del dramma dei suicidi: 65 in Italia finora”. “È un ambiente alienante - concludono i portavoce di “Nessuno tocchi Caino - abbiamo visto sei persone dividersi la stessa cella con 40 gradi di temperatura. Occupano letti a castello, dispongono di un solo bagno e si lavano i vestiti da soli. Non è possibile, non è umano”. L’iniziativa di ieri rientra nella “Grande Satyagraha 2024”, la mobilitazione promossa da “Nessuno Tocchi Caino”, con relative visite nelle carceri di tutta Italia, per avviare un dialogo con il governo e approvare provvedimenti in soccorso alla crisi penitenziaria. A settembre la delegazione toccherà l’istituto di pena maschile di Venezia.