di Enrico Ferro
Il Mattino di Padova, 9 novembre 2020
Nove agenti della penitenziaria, 6 detenuti e un docente: secondo i sindacati l'ha portato il pasticciere di una cooperativa. Nove agenti della polizia penitenziaria e 6 detenuti e un insegnante sono risultati positivi al Covid. L'incubo del virus travolge il carcere Due Palazzi di Padova nel pieno della seconda ondata. È stato fatto un primo ciclo di tamponi a 580 detenuti e circa 400 guardie. Il timore è che il contagio possa allargarsi a macchia d'olio, rendendo la situazione impossibile da governare. Secondo quanto appurato dai sindacati, il virus sarebbe partito dal pasticciere di una cooperativa.
"La situazione Covid alla casa di reclusione è sotto controllo" assicura l'Usl. Secondo le fonti sanitarie il tracciamento è iniziato da un detenuto sintomatico, tamponato e isolato all'interno del carcere.
In seguito sono stati tracciati 127 contatti, dei quali altri cinque sono stati trovati positivi e successivamente isolati. Nei prossimi giorni arriverà l'esito della totalità dei tamponi e, a quel punto, si potrà stilare un bilancio. tensioneMa la tensione è alta all'interno della casa di reclusione, dove si trovano i condannati in via definitiva a una pena superiore ai 5 anni. Le sezioni 1 e 6 sono in isolamento per 10 giorni, fino al secondo tampone che sarà eseguito tra il 10 e il 12 novembre. Gli isolati sono stati sistemati nell'ala usata come polo universitario, ora riconvertita per l'emergenza. le attivitàMa il nervosismo serpeggia tra le sezioni, come è successo durante la prima ondata, con una rivolta sedata. Il senso di impotenza scatena la rabbia dei detenuti, che temono per la loro vita ora che il Covid è entrato nel penitenziario. Il direttore Claudio Mazzeo sta cercando di tenere fisso il timone della nave ma non è semplice. Bisogna prendere decisioni impattanti, come quella di continuare o meno con le attività collaterali.
Il Cpia (centro provinciale per l'istruzione degli adulti), invece, è ancora attivo: continua le lezioni in presenza con i detenuti che non hanno problemi. Ovviamente per tutti, docenti compresi, c'è l'obbligo di indossare la mascherina.le cooperativeIl detenuto che presta servizio nella pasticceria della cooperativa World Crossing è stato trovato positivo mercoledì 4 novembre. Un pasticcere civile della stessa cooperativa era risultato positivo il 29 ottobre. Ecco perché ora una parte dei sindacati imputano a quella positività la genesi del cluster.
"Il nostro civile era a casa già dal 23 ottobre" specifica Matteo Marchetto, presidente della coop Work Crossing. "Credo che i tempi non coincidano". Al termine della prima ondata il direttore del carcere Mazzeo aveva avuto il piacere di raccontare i segreti di quella che era stata catalogata come una tenuta del sistema-penitenziario. Furono distribuite 550 mascherine e avviata una campagna di sensibilizzazione al mantenimento delle distanze e all'osservanza delle misure igieniche. Inoltre vennero concesse elargizioni, come quella di una videochiamata al giorno ai familiari, cosa che prima era vietata. Vennero acquistati 14 smartphone, che gli agenti facevano usare sotto sorveglianza.
"Chiediamo di essere trattati come le case di riposo"
Giampietro Pegoraro, sindacalista della Cgil Penitenziaria svela i retroscena che stanno dietro l'emergenza.
Giampietro Pegoraro, responsabile della Cgil Penitenziaria, cosa non ha funzionato?
"Purtroppo sono state riscontrate alcune positività. Sembra che tutto sia partito dal pasticcere di una coop. È venuto a contatto con un detenuto e così si sono infettate, al momento, sedici persone. Ma il punto importante è un altro". Quale?"Noi da mesi chiediamo di essere equiparati alle case di riposo, quindi con cicli di tamponi frequenti per verificare la situazione. Abbiamo scritto al governatore del Veneto Luca Zaia già durante la prima ondata ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta".
Dunque non è attivo il monitoraggio dei detenuti e del personale impiegato in carcere?
"Purtroppo no. Avevamo chiesto a Zaia tamponi ogni 20 giorni. Ora che ci sono anche i tamponi rapidi, che per loro natura vengono impiegati nel modo migliore proprio quando bisogna tracciare popolazioni numerose, bisognerebbe inserire i penitenziari nel programma di tracciamento".
Avete appena concluso un ciclo di quasi mille tamponi...
"Sì ma a giochi fatti, solo perché dopo la positività riscontrata vogliono mappare il contagio".
Siete preoccupati?
"Adesso la situazione è molto rischiosa. Questo virus ha una progressione esponenziale. Se parte l'iperbole all'interno del penitenziario, allora è la fine".
Come vengono trattati gli agenti penitenziari risultati infetti?
"Sono tutti a casa, in isolamento".
E i detenuti?
"Anche loro sono stati isolati in quello che fino a poco tempo fa venire usato come polo universitario. Lì dentro vengono sistemati anche detenuti provenienti da altre carceri, in attesa dell'esito del tampone o arrestati che vengono da fuori. Sono stanze singole, in cui l'isolamento è possibile".











