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di Simonetta Zanetti


Il Mattino di Padova, 18 dicembre 2020

 

Il virus non riconosce le barriere e dopo essere entrato al Due Palazzi, continua il suo percorso di crescita e contagio, cavalcando la seconda ondata. Secondo i dati del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, il focolaio della casa di reclusione il 14 dicembre aveva infettato 29 detenuti, tutti asintomatici; dodici invece gli agenti di polizia penitenziaria risultati positivi, di cui due sintomatici.

Ma nel frattempo sembra che i numeri abbiamo continuato a salire arrivando a un totale di 46 contagiati, di cui 31 detenuti. E, da ieri, anche un morto, il serial killer Donato Bilancia. Con un domino di ricadute sugli isolamenti dei detenuti - qui si trovano i condannati in via definitiva con una pena superiore ai 5 anni - e degli agenti, in quest'ultimo caso in quarantena nelle loro abitazioni. Quello del Due Palazzi è un microcosmo basato su equilibri difficili, già messi a dura prova durante la prima ondata con una rivolta sedata. Il peggio sembrava alle spalle fino a quando ai primi di novembre l'incubo del virus è tornato a fare capolino: di fronte al timore che il contagio potesse allargarsi a macchia d'olio, rendendo la situazione impossibile da governare, erano stati tamponati tutti i 580 detenuti e le circa 400 guardie.

"Da circa un mese c'è un cluster al Due Palazzi" conferma l'Usl 6 Euganea "in cui risultano contagiati sia i detenuti sia la polizia penitenziaria. Tutti sono stati sottoposti ai test. Da allora il direttore Claudio Mazzeo ha partecipato costantemente a incontri con l'Usl con cui ha lavorato per applicare tutte le misure necessarie a circoscrivere i casi".

Tuttavia sebbene i detenuti positivi fossero inizialmente stati isolati nell'area destinata all'emergenza, i casi hanno comunque continuato ad aumentare. Proprio la recrudescenza del virus sta mettendo a rischio le attività lavorative: da 2 settimane circa sono state bloccate le attività collaterali, mentre quelle svolte dalle cooperative, tra detenuti contagiati e in isolamento, sono messe a rischio. Il nervosismo serpeggia tra le sezioni, come è successo durante la prima ondata, quando gli agenti furono costretti a sedare una rivolta. Del resto il senso di impotenza così comune di fronte al virus è percepito in maniera ancora più soffocante in una casa di reclusione.