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di Carlo Bellotto


Il Mattino di Padova, 7 agosto 2019

 

Azione legale della Cgil, ministero condannato a pagare. Avviate altre venti cause gemelle dopo il passaparola. Ha lavorato come magazziniere in carcere ma non è stato pagato il giusto. Così lui, detenuto napoletano quarantenne che sta scontando la pena al Due Palazzi, ha fatto causa al ministero della Giustizia e, assistito dall'avvocato Marta Capuzzo dello studio legale Moro si è visto riconoscere 2 mila euro di differenze retributive tra quanto ricevuto e quanto di spettanza, detratta la somma di mantenimento in carcere. L'azione legale è stata promossa dalla Cgil Funzione Pubblica di Padova con ricorso per decreto ingiuntivo.

"Altre tre cause simili sono in discussione a settembre e stiamo partendo con un'altra ventina che riguardano tutti detenuti del carcere padovano" assicura l'avvocato Capuzzo. Infatti c'è stato un passaparola tra i detenuti e parecchi vogliono provare a racimolare qualcosa. La sentenza è del giudice del Lavoro Mauro Dallacasa che ha condannato il ministero della Giustizia a pagare in favore di un lavoratore i 2 mila euro di differenze retributive in relazione all'attività lavorativa svolta durante la permanenza in carcere.

Il detenuto napoletano, dietro le sbarre da parecchi anni, fa il magazziniere a rotazione, assieme ad altri detenuti. Un lavoro di manodopera per mandare aventi la struttura penitenziaria. Si riceve la merce, la si porta nei magazzini, un'occupazione identica a quella che farebbe un magazziniere esterno al Due Palazzi. Ma ecco cosa dice la legge. Lo stipendio che il ministero deve corrispondere ai detenuti in base alle ore lavorate non può scendere sotto ai due terzi di quanto prevede il contratto nazionale di categoria.

Inoltre e questo è stato determinante nella decisione di questa causa di lavoro, la paga prevista dal ministero non è stata aggiornata dal lontano 1993 e quindi da 26 anni. Secondo l'ordinamento penitenziario la Commissione ministeriale istituita per aggiornare periodicamente il trattamento economico dei detenuti teoricamente avrebbe dovuto riunirsi ogni 6 mesi per adeguare i salari dei detenuti. Infatti il conguaglio della retribuzione dovuta al detenuto campano era di circa 4 mila euro per circa 4 anni di lavoro, seppur a turnazione. Ma come detto è stata detratta la quota, non certo indifferente, di mantenimento dietro le sbarre. Il ministero aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo formulando varie eccezioni preliminari, tutte respinte.

"I lavoratori" dichiarano Sergio Palma, della segreteria confederale della Cgil di Padova, Alessandra Stivali e Roberta Pistorello, della segreteria provinciale della Fp Cgil di Padova "sono tali a prescindere dallo status giuridico del momento e come tali hanno diritto alla giusta retribuzione, a non essere sfruttati, a vedere rispettati i propri diritti. Vale la pena ricordarlo in un tempo in cui ci sono ministri che invocano i lavori forzati, che sarebbero contrari ai principi fondamentali della nostra Costituzione, invece di adoperarsi per evitare che i crimini si compiano e che nessuna vendetta potrà risarcire".