sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Rashad Jaber

Corriere del Veneto, 18 giugno 2022

“Purtroppo è il terzo caso in meno di due mesi, la situazione deve essere tenuta sotto controllo. I disagi nelle strutture carcerarie sono una realtà drammatica, con cui si deve fare i conti”.

Nessuna polemica nelle parole con cui il professor Antonio Bincoletto, garante dei detenuti di Padova, ha voluto commentare il decesso di Muhamed Elhabchi, ventiseienne marocchino morto nel pomeriggio del 15 giugno al quarto piano della casa circondariale di Padova, probabilmente per aver ingerito una quantità letale di farmaci. Mancavano solo tre mesi alla sua scarcerazione. Non è ancora chiaro se il suo gesto sia stato o meno volontario.

“Ci sono anche episodi che non arrivano agli onori della cronaca - ha proseguito il professor Bincoletto - come la storia di un detenuto che ha letteralmente salvato il proprio compagno di cella che si stava per suicidare, ma sono tutti sintomi di una situazione che non deve essere ignorata, in nessun modo”.

I riflettori sono puntati sul Due Palazzi da quando, nel tardo pomeriggio di mercoledì, tutti i detenuti del quarto piano sono esplosi in una grande protesta dopo aver appreso della morte del ventiseienne marocchino. Oltre ad aver lamentato infatti un intervento ritenuto tardivo da parte del personale medico, le ragioni della rabbia e dell’insofferenza di queste persone risiederebbero nelle condizioni sempre più precarie in cui versano gli istituti penitenziari italiani.

Anche i sindacati della Polizia penitenziaria hanno cercato nei mesi scorsi di focalizzare il dibattito pubblico sullo stato di salute della realtà carceraria, un argomento che fin troppo spesso si sceglie di ignorare, condannando sia chi vi lavora sia chi vi è rinchiuso ad una quotidianità precaria e degradante.

Appena pochi mesi fa, il 12 di aprile, il coordinamento unitario dei sindacati di polizia penitenziaria era sceso in piazza proprio a Padova, per chiedere rinforzi ad un organico che vive ormai una carenza cronica. Sul decesso del ventiseienne è al momento aperta un’indagine da parte della procura, grazie alla quale si confida di poter ricostruire l’esatta dinamica dei fatti quanto prima. “Sono sicuro che l’autorità giudiziaria farà luce su tutta questa tragica vicenda - ha aggiunto Mirco Pesavento, segretario provinciale del sindacato autonomo di polizia - come sono altrettanto sicuro del comportamento professionale e corretto degli operatori intervenuti”.