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di Roberta Merlin

Corriere del Veneto, 25 ottobre 2026

Aveva 61 anni. Il garante: “I trasferimenti da Venezia hanno peggiorato la situazione”. Ancora un suicidio nel carcere Due Palazzi. All’alba di ieri, un detenuto di 61 anni, di origine straniera, è stato trovato impiccato nella propria cella. Inutili i soccorsi degli agenti della polizia penitenziaria e del personale sanitario. L’uomo avrebbe finito di scontare la pena nel 2038. È il terzo suicidio dall’inizio del 2026 nell’istituto padovano. L’ultimo gesto estremo tra le mura del carcere richiama il tema dell’isolamento di chi deve scontare una pena.

“È l’ennesimo suicidio in carcere, in una situazione che continua ad essere drammatica - spiega Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti - il detenuto che si è tolto la vita al quarto piano non era seguito da noi. Quello che osserviamo è che spesso le persone isolate, che non partecipano alle attività, rischiano sono più a rischio”. “Quello che più colpisce è la mancanza di speranza che si respira ultimamente - fa notare la volontaria - una persona detenuta che vive in condizioni poco dignitose causate dal sovraffollamento, dalla carenza di servizi e dalla scarsa possibilità di pensare ad un futuro fuori dal carcere, cade inevitabilmente in una condizione di estrema fragilità”.

A Padova pesa anche il vuoto istituzionale del garante comunale dei detenuti. Il mandato di Antonio Bincoletto è scaduto il 30 aprile, la candidatura dell’ex magistrata Paola Cameran non ha raggiunto per due volte i voti necessari in Consiglio comunale. Bincoletto continua a visitare il carcere settimanalmente, ma non c’è ancora una nuova nomina. “La mancanza di questa figura da sei mesi - spiega l’ex garante - a Padova rende ancora più difficile la situazione, c’è un grave sovraffollamento peggiorato negli ultimi mesi con lo spostamento di alcuni detenuti da Venezia a Padova per il problema delle cimici”.

C’è poi il problema del numero insufficiente di agenti: “Di notte, quando si consuma la maggior parte dei suicidi, i soli psicologi sono gli agenti - spiega Gianpietro Pegoraro della Fp Cgil polizia penitenziaria - a Padova c’è un educaogni 120 detenuti, senza contare il numero ristretto di psicologi. In questa carenza strutturale e organizzativa, le situazioni di fragilità si aggravano, portando al compimento di gesti estremi, purtroppo in aumento”.

“Mentre l’attenzione della politica è catalizzata sulle piazze e sull’ordine pubblico - l’intervento del segretario generale del sindacato Gennarino De Fazio - nelle quelle carceri si continua a morire. La Casa di Reclusione di Padova non è solo i laboratori di pasticceria dove recarsi in pompa magna con tanto di telecamere al seguito, ma è fatta soprattutto di 696 detenuti letteralmente stipati in soli 432 posti (161% di sovraffollamento) e di 295 agenti del corpo di polizia penitenziaria che si sobbarcano il lavoro e le responsabilità di almeno 445. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, anziché pensare di riservare a minorenni settori delle carceri per adulti, trovi il modo per deflazionare concretamente la densità detentiva di tutti i penitenziari”.