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di Angela Pederiva

Il Gazzettino, 11 agosto 2026

Proteste al Due Palazzi contro la seconda branda: “Meno di 3 metri quadri a testa”. La punizione non viene sospesa malgrado il ricorso. Il giudice: “Dubbi di legittimità sulla norma”. Arrivano davanti alla Corte Costituzionale le proteste dei detenuti contro il sovraffollamento del carcere Due Palazzi. Infatti l’Ufficio di Sorveglianza di Padova, che fa capo al Tribunale di Venezia, ha sollevato questione di legittimità della normativa sull’ordinamento penitenziario, nel passaggio in cui non prevede che le sanzioni disciplinari “afflittive” siano sospese, dal momento in cui vengono impugnate e attendono di essere valutate dal giudice. Il caso riguarda nello specifico un condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per omicidio, che così come gli altri ristretti aveva reagito alla volontà della direzione di aggiungere una seconda branda nella cella singola, facendo scendere in questo modo lo spazio pro capite sotto i 3 metri quadrati. 

La vicenda è ambientata in un’ala della casa di reclusione che accoglie i detenuti ammessi al lavoro mentre espiano l’ergastolo o il fine pena lungo, collocati da soli “in stanze di 7 metri quadrati al lordo degli arredi”. Nell’autunno scorso sei reclusi si erano ribellati con particolare foga all’annuncio dei vertici. Dagli atti risulta che il 57enne agrigentino “minacciava di autolesionarsi e di chiedere il suo trasferimento immediato in Sicilia”, nel caso in cui fosse stato montato il secondo letto. Un altro “suggeriva di mettere la terza branda in stanze occupate da detenuti non meritevoli e che non avevano nulla da perdere sotto il profilo del percorso trattamentale”. Un altro ancora “si toglieva la giacca da lavoratore dicendo che potevano dare il suo posto ad un altro detenuto e mettere lui in isolamento”.

C’era chi “rivendicava con veemenza il diritto alla stanza singola pur essendo “oziante”, chi “si scagliava verso l’ispettrice addetta alla sorveglianza generale venendo trattenuto dai colleghi e da un altro detenuto”, chi “minacciava di devastare (e distruggere) gli ambienti, rendendo lo spazio non utilizzabile e non occupabile da altre persone”. Alla fine la decisione era stata revocata, tanto che il successivo arrivo di venti detenuti da un altro istituto era stato risolto con la loro collocazione in altre sezioni, dove le celle erano leggermente più spaziose.

Nel frattempo erano però scattate le sanzioni disciplinari per le intemperanze. In particolare al 57enne erano stati comminati dieci giorni di esclusione dalle attività ricreative e sportive. Il detenuto aveva presentato reclamo, spiegando “di avere accettato di vivere a distanza di oltre 1.000 chilometri dalla famiglia proprio per il fatto di poter avere una stanza singola che gli consentiva non solo di lavorare, ma anche di studiare”. Dal suo punto di vista era sbagliata anche la soluzione, prospettata dal Due Palazzi, di non occupare troppa superficie utilizzando il letto a castello, perché questo avrebbe comportato “tutta una serie di disagi nella convivenza con il secondo detenuto, sia per la scelta circa chi fosse destinato a salire sopra, sia per il disagio di salire e scendere di notte”.

Le verifiche disposte dal magistrato di Sorveglianza “hanno portato ad accertare che la metratura delle stanze della sezione, al netto degli arredi fissi, è effettivamente inferiore, anche se di poco, ai 6 metri quadrati, sicché la collocazione della seconda branda avrebbe portato la metratura pro capite sotto i 3”. La direzione ha evidenziato le misure compensative per i reclusi, che in quell’ala “sono impegnati in attività trattamentali (prevalentemente lavoro) e possono fruire nella medesima sezione di sala socialità, lavanderia e spazio per telefonare dalla mattina alle ore 7.30 fino alle 19.30 senza soluzione di continuità, avendo le camere aperte”.

Esaminando il caso del 57enne, il Tribunale ha osservato che “la sanzione è già stata eseguita nonostante il reclamo immediatamente presentato dal detenuto”, in quanto la normativa in vigore non prevede che quel tipo di ricorso “comporti un effetto sospensivo” in attesa che il giudice si esprima. Ebbene, per l’Ufficio c’è da dubitare “della legittimità costituzionale” di una simile disposizione, per cui ora la legge sarà vagliata dalla Consulta. Anche se il detenuto ha già scontato la punizione, rimane ugualmente “l’interesse al reclamo”, in quanto “la sanzione, di una certa entità, è comunque idonea a “macchiare” il percorso detentivo”. La circostanza potrebbe infatti pesare nella valutazione della sua personalità “da parte dell’équipe di osservazione e trattamento”, anche ai fini “della liberazione anticipata e dei benefici premiali”, come “permessi premio e misure alternative”.