di Marco De Lazzari
Il Gazzettino, 10 aprile 2020
Hai voglia a chiamarlo solo calcio, quando il pallone diventa lo strumento per sfidare pregiudizi e burocrazia regalando sorrisi e sprazzi di una normalità perduta. Rimettiamoci in gioco è il progetto di speranza che accende il motore della Polisportiva Pallalpiede, squadra allenata dal 56enne Fernando Badon ex attaccante del Venezia negli anni 80 e formata dai detenuti del penitenziario Due Palazzi di Padova, sfida a dir poco intensa iniziata 4 anni fa partecipando (con buonissimi risultati) al campionato di Terza categoria.
"Ormai sono abituato a frequentare il carcere, un posto diventato normale anche se di normale non c'è nulla racconta Badon, padovano di Saonara, con entusiasmo palpabile Senz'altro è un'esperienza forte stare a diretto contatto con vite di grande sofferenza dovuta alle dinamiche del carcere. Ho detto subito di sì quando la Nairi Onlus, che si occupa di diritti umani, mi ha coinvolto con Lara Mottarlini, il professor Paolo Piva e il tecnico federale Valter Bedin. Sono entrato col dirigente factotum Andrea Zangirolami e ho fatto la scelta giusta, tutto ciò che ho cercato di dare mi è tornato indietro moltiplicato a livello umano".
L'obiettivo era introdurre anche il calcio tra le materie da proporre ai carcerati...
"Ho a che fare con ragazzi e soprattutto adulti di una decina di etnie, all'inizio ognuna stava per conto proprio e superare queste divisioni passando dalle celle al campo è stata la parte più difficile. Pian piano il linguaggio dello sport ha abbattuto barriere ed educato trasversalmente, io ho allenato come avrei fatto fuori da quelle mura. Si è instaurato un filo diretto incredibile, non ho mai chiesto per quale reato si trovassero lì. Nel gruppo ci sono vari ergastolani, altri nel tempo hanno ritrovato la libertà e capita di tenersi in contatto, i rapporti sono andati oltre".
L'aspetto comportamentale è giocoforza basilare...
"I giocatori firmano un codice etico, abbiamo l'obbligo di vincere la Coppa Disciplina e ci siamo sempre riusciti arrivando una volta secondi, ma solo per un errore nel compilare una lista. All'inizio pochi sapevano giocare a calcio, siamo cresciuti insieme e nella stagione 2018/19 abbiamo vinto il campionato. Un'emozione impagabile anche se partecipiamo fuori classifica e non possiamo salire di categoria".
La Pallalpiede, va da sé, gioca tutte le partite in casa al Due Palazzi...
"Questo progetto affronta molte difficoltà, per iscrizione e permessi, maglie e scarpe. All'inizio non c'erano spogliatoi, adesso c'è persino una tribunetta e ogni sabato pomeriggio abbiamo 70-80 detenuti che con deroga scendono dalla loro sezione per fare il tifo scortati dalle guardie. Ci alleniamo martedì e il giovedì pomeriggio, le selezioni per la squadra sono sempre aperte e legate ai tempi di detenzione, abbiamo pure un centrocampista con trascorsi giovanili nella Lazio e nel Catania. Per tutti loro il calcio è ossigeno prosegue Badon non vedono l'ora di giocare, lo scopo è aiutarli all'inserimento e recuperarli abituandoli alle regole che non avevano rispettato quand'erano fuori. Perciò la soddisfazione più grossa è che abbiano capito l'importanza di ascoltare e impegnarsi, anche nel fare il riscaldamento come si deve".
Quale invece l'approccio degli avversari-ospiti varcando il cancello?
"Sicuramente è migliorato, ogni anno ci hanno cambiano di girone perché il contatto è reciprocamente formativo. Notiamo sempre un po' di curiosità e preoccupazione per il luogo, poi però il calcio migliora il clima e molti si informano con interesse spontaneo".
Fino a pochi mesi fa il suo vice era l'amico-bomber Walter Ballarin, studiato da vicino nel tridente nero-verde con Gigi Capuzzo e Roberto Fantinato nel Venezia che chiuse al 5. posto la Serie C2 1983/84 nel primo anno dei fratelli Mazzuccato alla presidenza...
"Ho vestito le maglie di Cittadella, Forlì, del Bassano di Cinesinho-Stevanato e Union Chioggia Sottomarina, ma quella stagione in nero-verde fu un'esperienza bellissima. Arrivai giovanissimo dal vivaio del Padova di Vittorio Scantamburlo (lo scopritore, tra i tanti, di Alex Del Piero, ndr). Un gran bel Venezia con tanti giocatori di categorie superiori, peccato averlo smantellato perché avrebbe potuto lottare per salire in C1. Una cartolina? I 12mila del Penzo per il derby col Mestre, gara addirittura in schedina e che purtroppo perdemmo 3-0. Ma chi se la scorda".










