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di Sara Tirrito

Corriere della Sera, 24 febbraio 2025

Crescita ed espansione dando lavoro ai fragili. La cooperativa sociale Giotto ha portato per la prima volta il lavoro dentro il carcere, allestendo interi reparti di produzione nel penitenziario di Padova. Nel 2024 ha registrato un fatturato pari a 17 milioni, ha 600 dipendenti di cui 90 detenuti. Le imprese sociali non solo fanno utili ma se funzionano possono diventare un modello in tutto il mondo. Parla chiaro la storia della Cooperativa sociale Giotto, oggetto di studio del libro “La cooperativa sociale Giotto una normalità eccezionale” pubblicato per il Mulino. L’autrice, Vera Negri Zamagni, storica dell’Economia all’Università di Bologna e per la sede italiana della Johns Hopkins University, ci ha lavorato per due anni, incontrando le persone e studiando i bilanci fino al 2022. In quei registri Zamagni ha visto un modello da imitare.

La storia e la scelta di portare il lavoro dentro il carcere - Fondata in Veneto nel 1986, la cooperativa sociale di tipo B Giotto nasce come Agriforest da un gruppo di laureati in Scienze agrarie e forestali per offrire servizi di manutenzione e cura di parchi e giardini. Accomunati da una vocazione sociale, nel 1991 devono occuparsi del verde della Casa di reclusione di Padova e propongono un corso gratuito di giardinaggio per 20 detenuti che dura da 35 anni. Per fare la differenza, dal 2005 portano il lavoro all’interno del carcere tramite un doppio binario: appalti pubblici e coinvolgimento delle imprese private. “Mi occupo di movimento cooperativo da oltre 30 anni - spiega la professoressa Zamagni -, ma Giotto aveva una caratteristica per me importante: era una cooperativa sociale in grado di offrire servizi al territorio in maniera efficace”.

Oggi Giotto ha 600 dipendenti di cui 90 detenuti, un centinaio di persone con disabilità e un altro centinaio di lavoratori con problemi di marginalità. Tra i primi progetti la pasticceria (premiata dal New York Times per un panettone tra i migliori d’Italia) gestita da una cooperativa mobilitata da Giotto, tra quelli attuali, progetti di lavoro con In questo modo è riuscita a crescere nei ricavi, che era sotto al milione di euro fino al 1990, cresciuti costantemente da quando Giotto è una cooperativa sociale, fino a raggiungere i 17 milioni di euro nel 2024 con utili annui medi del 5%.

Il modello esportato in tutto il mondo - Ora ha aperto un punto ad Alcamo e creato collaborazioni con il terzo settore di mezza Europa e in Brasile, dove la sua esperienza è stata presa a modello. “Giotto è l’esempio di come per costruire qualcosa di innovativo non si debba restare nei propri appartamenti ma coinvolgere una rete di persone che possono contribuire al processo”, spiega Zamagni. Grazie anche agli spazi del carcere di Padova, una struttura moderna Giotto ha portato le attività dentro l’istituto penitenziario con salari standard. Tra i progetti più duraturi quello con Illumia per i call center e con Valigeria Roncato, che tramite la cooperativa da 20 anni affida ai detenuti di Padova il montaggio di alcune parti delle valigie prima realizzato all’estero. “Sono bravi”, dice nel libro il direttore generale Cristiano Roncato nel libro, dove la parola “bravi” traduce una riduzione degli scarti di produzione dal 35% all’1%. Alla base della visione di Giotto c’è un’idea ribadita in vari modi nei bilanci sociali: “Non facciamo niente di eccezionale, solo quello che prevedono la Costituzione e le leggi”, dice Nicola Boscoletto, socio fondatore.Il tasso di recidiva della popolazione detenuta in Italia in media è dell’80%, nella cooperativa Giotto è sotto al 10%.