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di Gabriele Penna

Dipiù, 15 agosto 2026

Parla il Garante dei detenuti della Casa di reclusione “Due palazzi” di Padova, l’istituto dove è stato concepito un bambino: un fatto senza precedenti in Italia. Per la prima volta in Italia, un bambino è stato concepito all’interno di un carcere, più precisamente all’interno della “stanza dell’amore”, quello spazio che negli istituti di pena è riservato ai detenuti che chiedono di vivere dei momenti di intimità con le proprie mogli o le proprie compagne. Il bambino nascerà il prossimo anno, nel 2027, ed è un fatto molto positivo perché la nascita di un figlio, per un uomo che ha commesso degli errori e li sta pagando con la privazione della libertà, significa immaginare una prospettiva di vita diversa.

Significa dargli l’opportunità di riscattarsi e, soprattutto, di diventare padre, una fortuna che non va negata a nessuno, nemmeno a chi si trova nelle condizioni di essere privato della sua libertà. Per l’Italia, questo, è un grande passo in avanti di civiltà”. A parlare così è Antonio Bincoletto, professore di lettere e Garante dei diritti dei detenuti della Casa circondariale di Padova, “Due Palazzi”.

Antonio Bincoletto, però, non è un “semplice” Garante dei detenuti, ma è l’uomo che ha combattuto contro ogni tipo di resistenza per garantire il diritto all’affettività dei detenuti di Padova. “Quello di Padova”, dice “è uno dei pochi istituti di pena in Italia in cui esiste questa possibilità di dare al detenuto l’opportunità di fare l’amore con la persona cui vuole bene e grande merito va dato alla dottoressa Maria Gabriella Lusi, direttrice della Casa di reclusione. Purtroppo, negli altri istituti di pena, questo diritto è garantito solo sulla carta, ma non nell’atto pratico. Pensi che in Italia, su centonovanta istituti di pena, solo una decina hanno una “stanza dell’amore” e tra questi ci siamo noi di Padova. Sapere che questa mia battaglia porterà alla nascita di una creatura mi emoziona e mi rende orgoglioso”.

Professore, ci parli dei due genitori: è il papà o la mamma a essere detenuto, oppure entrambi?

“Nel caso di questa coppia è il papà a essere detenuto e lo è per un reato non grave, mentre la mamma è una donna libera e partorirà nei primi mesi del prossimo anno, in una struttura ospedaliera non molto lontana dalla Casa circondariale dove si trova detenuto il papà”.

Professore, ma come è nata l’idea di riservare una “stanza dell’amore” ai detenuti?

“Tutto è nato qualche anno fa, quando diversi detenuti, in tutta Italia, hanno sollevato la questione sul proprio diritto all’affettività e alla sessualità e hanno chiesto di potere conservare una vita affettiva anche all’interno del carcere. Questo, in particolare, è stato richiesto da detenuti che hanno una pena molto lunga. Così, la questione è arrivata no alla Corte costituzionale, che nel gennaio 2024 ha emesso una sentenza affermando che il fatto che i detenuti fossero sottoposti sempre e comunque al “controllo a vista del personale di custodia”, durante gli incontri con i loro cari, era contrario alla Costituzione, perché si trattava di “un sacrificio irragionevole della dignità della persona”. Da qui, è stato affermato il principio che la persona detenuta, quando ragioni di sicurezza non lo impediscono, ha il diritto ad avere incontri intimi con la persona con cui il detenuto ha una relazione affettiva, senza che sia imposto il controllo a vista da parte del personale di custodia”.

Con quale criterio vengono scelti i detenuti o le detenute che possono appartarsi nella “stanza dell’intimità”?

“La selezione e il criterio di scelta sono legati al tipo di reato commesso e anche alla valutazione che viene data al detenuto da due organismi molto importanti: il funzionario giuridico e pedagogico e il gruppo di osservazione trattamentale dell’istituto di pena. Entrambe queste gure hanno il compito di redigere delle valutazioni sulla condotta del detenuto. Quindi, l’opportunità di vivere l’intimità con la propria moglie o compagna non viene concessa in ogni caso, ma bisogna avere una buona condotta”.

Quindi ne hanno anche diritto i detenuti che hanno commesso reati gravissimi, purché si comportino bene?

“No, non è così: sono esclusi, infatti, i detenuti al “carcere duro”, previsto dall’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario per ma osi e terroristi; quelli sottoposti alla “sorveglianza particolare”, prevista dall’articolo 14-bis, in quanto ritenuti pericolosi; quelli che vengono sorpresi in cella con droghe, telefonini od “oggetti atti a offendere”; quelli che avranno usufruito di almeno un permesso premio nel corso dell’anno; e quelli che avranno commesso un’infrazione disciplinare, che si vedranno negare la “stanza dell’amore” per almeno sei mesi”.

Quanti incontri possono avere i detenuti nell’arco di un mese?

“Gli incontri intimi sono conteggiati nell’ambito dei colloqui di cui i detenuti già usufruiscono e che sono sei al mese. Questi incontri intimi non si aggiungeranno ai sei incontri che di prassi ogni detenuto ha, ma solo in sostituzione di quegli incontri”.

Quanto dura un incontro nella “stanza dell’amore”?

“Ogni incontro può durare al massimo due ore e gli agenti di polizia penitenziaria restano fuori dalla porta. E la porta non si può chiudere a chiave dall’interno, in modo tale da permettere agli agenti di entrare in caso di emergenza”.

Ma questa “stanza dell’amore” dove si trova esattamente?

“Nel caso del carcere di Padova, la “stanza dell’intimità” è stata predisposta in una zona dove precedentemente si tenevano i colloqui familiari: si tratta di uno spazio che garantisce riservatezza e discrezione anche alle persone che arrivano da fuori. Insomma, fare l’amore è un diritto del detenuto e questo, devo dirlo, ha dato sollievo a molti che erano caduti in condizioni di grave depressione. Questo, per me che svolgo il ruolo di Garante dei detenuti, è una grande vittoria, ma la cosa che mi rende davvero felice è che presto, grazie a questo diritto, nascerà una nuova vita”.