Il Gazzettino, 11 agosto 2020
Il carcere di via Due Palazzi è il settimo istituto di reclusione per percentuale di stranieri dietro le sbarre. Il 67,4 per cento dei detenuti non è nato in Italia. Prima di Padova solo Torino, Milano, Roma Regina Coeli, Firenze, Roma Rebibbia e Aosta. È quanto emerge dal rapporto di metà anno sulle carceri dell'associazione Antigone, la quale rileva che il reale tasso di affollamento nazionale è superiore a quello ufficiale in quanto alcune migliaia di posti letto non sono attualmente disponibili a causa della chiusura dei relativi reparti.
Per evitare il rischio che le carceri "possano trasformarsi nelle nuove Rsa" e che "a settembre diventino nuovi focolai" bisogna andare avanti con "politiche dirette a ridurre la popolazione detenuta", ha sottolineato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella: in particolare, per "assicurare il distanziamento fisico", la soluzione proposta da Antigone sta nel ricorso alle misure alternative.
Sulla questione padovana interviene anche Gianpietro Pegoraro, coordinatore regionale Funzione pubblica Cgil penitenziari: "La situazione esposta da Antigone rispecchia quella che è la realtà, però c'è molto da dire, in particolare per quanto riguarda i detenuti: ce ne sono moltissimi di cui non conosciamo né le origini né i problemi, in particolare quelli psicologici. E c'è da ricordare che la maggior parte delle aggressioni subìte dagli agenti della penitenziaria è avvenuto proprio per mano di persone con malattie psichiatriche".
Pegoraro parla anche della gestione del carcere: "Dovrebbe essere rivista tutta l'organizzazione del lavoro. C'è un'iniziativa a tal proposito da parte di Cgil che punta a differenziare ulteriormente i detenuti. In particolare, ad esempio, a Padova c'è una sezione fatta dall'Asl per i tossicodipendenti". "I numeri delle aggressioni - continua Pegoraro - sono destinati ad aumentare se non si trova una soluzione politica, avremo sempre gli stessi problemi".
Per quanto riguarda, infine, la questione suicidi dei poliziotti penitenziari, il coordinatore ricorda che a Padova, da inizio anno, si è registrato un caso: "Occorre fare opera di educazione al personale, dire agli agenti che ci sono strutture apposite, e invitarli a usarle, non basta metterle a disposizione. Bisogna invitarli a frequentarle".










