di Giambattista Marchetto
lapiazzaweb.it, 6 agosto 2021
Padova è un esempio nella gestione del sistema penitenziario. E lo è perché nella città del Santo esiste da quasi mezzo secolo un modus operandi basato sull'abbattimento ideale di quel muro tra "dentro" e "fuori" dal carcere. Partono da questo assunto Andrea Guolo e Tiziana Di Masi che danno al caso-Padova un risalto speciale tra le tante storie di volontariato raccontano nel libro "#Iosiamo. Storie di volontari che hanno cambiato l'Italia (prima, durante e dopo la pandemia)", uscito a giugno per le Edizioni San Paolo.
Dal 2018, Di Masi (attrice) e Guolo (autore) portano in scena in tutto il paese lo spettacolo teatrale "#Iosiamo" che racconta storie vere di personaggi, associazioni, sportelli, centri di accoglienza, centri di ascolto. Ora il libro ripercorre in 12 capitoli dodici aspetti diversi dell'aiuto a chi è più debole, a chi si vede negare i propri diritti, a chi deve ricostruire la propria vita, a chi ha bisogno di sostegno nella malattia e nelle calamità naturali, ai bambini, al patrimonio artistico del nostro Paese.
Dolcezza dietro le sbarre - Nel libro gli autori raccontano l'esperienza di apertura al territorio del penitenziario padovano, "un sistema partecipativo nato dal basso - scrivono - e diventato un motivo d'orgoglio per gli stessi padovani, anche per merito di un dolce: il panettone di Giotto". Sfornato a Padova, dai detenuti del Due Palazzi, questo prodotto si è imposto oltre le mura della città come simbolo di riscatto morale e tra i più "ghiotti" del panettone padovano ci sono i due Papi. Nella dispensa della cooperativa troviamo le colombe a Pasqua, vari tipi di biscotti, torroni, la tradizionale Noce del Santo premiata dall'Accademia della Cucina Italiana, e poi torte, cioccolatini e gelati rigorosamente artigianali.
"Ci lavorano 38 detenuti, sotto la guida di tre maestri pasticceri - svela #iosiamo - A sua volta, la pasticceria rappresenta la punta di un iceberg, il fiore all'occhiello di un progetto, avviato nel 2004 e più articolato, per il recupero sociale e professionale dei detenuti di un carcere tra i più difficili del nord Italia, la cui storia si accompagna a quella di una città che ha sempre lottato per non dimenticare i reclusi, fin dai tempi di Sant'Antonio".
Il carcere nella città - "Noi siamo il frutto di quarant'anni di sensibilità che Padova ha dimostrato verso il suo carcere", spiega agli autori Nicola Boscoletto, socio fondatore e presidente della cooperativa Giotto. Il terreno era fertile per trasformare un seme in pianta. Con il coinvolgimento della società civile, con le attenzioni a 360 gradi del mondo no profit, del mondo profit e anche delle istituzioni, inizia un percorso che porta alla creazione di un progetto più articolato. Si chiama Progetto Carcere e prende il via nel 1988. "Fu concepito - ricorda Boscoletto - come una città nella città. E quando nel 1990 l'istituto di pena si spostò dal centro alla periferia, fu chiaro a tutti che il trasferimento al Due Palazzi, appena realizzato, implicava una necessità ancor più impellente di non perdere contatto con quella comunità messa in un angolo lontano". Da allora a Padova ne sono cambiate di cose, ma nessuna trasformazione ha mai messo in discussione il progetto e la necessità di tendere la mano a quel capitale umano così complesso. Oggi sono oltre 400 i volontari coinvolti nelle attività a supporto dell'amministrazione penitenziaria.
Oltre alla Giotto, con le sue attività e iniziative, il libro racconta le altre realtà, come le cooperative Altra Città e Work Crossing. Vengono formati artigiani che realizzano valigie, tacchi per l'alta moda, componenti per auto e moto, sistemi di fissaggio certificati, oltre a gestire una legatoria e un servizio di digitalizzazione di documenti cartacei. I detenuti sono coinvolti in progetti come il teatro o in gruppi di ascolto. C'è poi Palla al piede, la squadra di calcio formata dai detenuti, che milita in terza categoria e può vantare un primato unico nel suo genere: gioca sempre in casa, perché in trasferta proprio non ci può andare. E c'è anche una redazione, quella di "Ristretti Orizzonti", che produce una newsletter e una rivista.










