padovaoggi.it, 10 ottobre 2025
“La condizione più preoccupante la sta vivendo il Circondariale. Quattro anni fa erano 130 circa i detenuti, oggi sono 267. Aumento dovuto anche al trasferimento a Padova di persone che dovrebbero stare nel carcere di Venezia, ora infestato dalle cimici”. L’aumento della popolazione carceraria in Italia continua a ritmi intensi, creando non pochi problemi alla gestione in senso costituzionale dell’esecuzione penale. È di questi giorni la notizia dell’ennesimo suicidio nel carcere di Montorio, a Verona, dove l’indice di sovraffollamento si aggira intorno al 200%. Uno dei molti episodi demoralizzanti che segnalano la condizione d’impotenza cui sono costretti operatori, agenti, volontari e garanti, di fronte a un fenomeno che non accenna a ridimensionarsi, ha dichiarato il Garante dei detenuti, Antonio Bincoletto.
“A oggi i ristretti nelle carceri italiane sono oltre 63.000; fra di essi dall’inizio del 2025 ben 66 persone si sono uccise: più di una ogni 1000. Si tratta di una percentuale spaventosa, superiore di 25 volte a quella dei suicidi fra le persone libere in Italia. Giusto per aver un’idea, si pensi a cosa succederebbe se in una città di 60.000 abitanti in 9 mesi avvenissero più di 60 suicidi! Che si tratti di un fenomeno inevitabile, normale, ineluttabile, indipendente dal sovraffollamento, come ha affermato in diverse occasioni il ministro Nordio, è smentito dai dati: mai in Italia si erano raggiunte quote suicidarie nelle carceri come negli ultimi anni, col record negativo del 2023, quando 91 detenuti si diedero la morte dietro le sbarre. E la crescita dei casi è andata sempre più accentuandosi man mano che aumentavano le presenze di persone rinchiuse nelle nostre prigioni.
La relazione affollamento/suicidi non è certo automatica e i fattori che entrano in gioco sono senz’altro molti, ma negare che vi sia qualunque rapporto fra i due fenomeni è semplicemente mistificatorio: è evidente che più gente c’è più calano gli spazi disponibili, assieme alle attenzioni e alle opportunità trattamentali che l’istituzione è in grado di offrire per fare un percorso positivo in carcere a chi è recluso. E quando il contenimento avviene in spazi sempre più stretti e costringe alla passività, aumenta inevitabilmente l’aggressività verso se stessi e gli altri. Allora la speranza di cambiamento scompare e si può anche arrivare al gesto estremo, come purtroppo vediamo accadere sempre più di frequente”, sottolinea Bincoletto.
“Deve dunque preoccupare assistere a un continuo aumento della popolazione carceraria, come sta avvenendo anche negli Istituti padovani. La Casa di reclusione oggi contiene circa 630 persone, su una capienza regolare che si aggira intorno ai 480 posti, con la prospettiva di veder fra poco, quando aprirà la nuova sezione appena restaurata, la popolazione aumentare di altre 50 presenze. La condizione più preoccupante la sta però oggi vivendo il Circondariale, struttura datata che ha visto negli ultimi anni raddoppiare i reclusi. Quattro anni fa erano130 circa, oggi sono 267, e l’aumento è dovuto anche al trasferimento a Padova di persone che dovrebbero stare nel carcere di Venezia, ora infestato dalle cimici.
Gli edifici del circondariale sono in parte fatiscenti, con stanze umide, celle con letti a castello dove convivono 8 e più persone; locali dove sarebbero necessari lavori e ristrutturazioni importanti. Le sezioni ordinarie sono piene, ultimamente i detenuti comuni vengono immessi nelle sezioni ICAT a custodia attenuata, destinate a chi ha problemi di tossicodipendenza, creando ulteriori difficoltà nella convivenza. I nuovi giunti non si sa più dove metterli, ormai non c’è più posto nei blocchi”, evidenzia con una certa veemenza il garante. “La situazione dell’Istituto sta perciò diventando esplosiva, e non si sa per quanto ancora polizia e personale penitenziario riusciranno a governare una tale condizione di sovraffollamento”.
Ci sono anche aspetti positivi, come il senso di responsabilità di chi è impiegato negli isituti. E lo dice Bincoletto, facendo proprio riferimento a come si gestiscono i momenti critici: “Finora gli episodi di protesta e autolesionismo da parte dei detenuti sono stati tenuti sotto controllo senza giungere a conseguenze estreme, ma se non si corre ai ripari c’è il rischio che la situazione degeneri. In tal senso si sono espressi nei giorni scorsi sia la Direzione che gli organismi rappresentativi della Polizia penitenziaria dell’Istituto. È fondamentale che gli organi direttivi dell’Amministrazione penitenziaria intervengano con urgenza per riportare un minimo di normalità, consentendo al Circondariale di riprendere un’operatività regolare e di continuare a essere, come è stato finora, un esempio di gestione positiva”.











